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Alexandre Dumas padre, ovverosia il piacere del feuilleton

DumasChe Alexandre Dumas non sia tra gli scrittori francesi che non godono dei favori della critica letteraria è un dato oggettivo difficilmente contestabile. La sua scrittura enfatica e ridondante, i suoi intrecci da romanzo popolare, la forma stessa dei suoi romanzi, feuilleton pubblicati a puntate sulle riviste ne fa un esempio di letteratura lontanissima da un certo ideale di stile caro alla critica.

Eppure non si può escludere Alexandre Dumas dal Panteon della storia della letteratura francese, almeno per due motivi: il
primo è, banalmente, la sua prolificità letteraria. Alexandre Dumas padre ha firmato centinaia di opere, tra romanzi, racconti e pièces teatrali. Ma non basterebbe il numero (comunque sia impressionante) dei suoi scritti a valergli un posto di prim’ordine nella letteratura francese. Il vero motivo per il quale non lo si può ignorare è che i suoi personaggi sono penetrati a tal punto nella mentalità comune da essere divenuti imprescindibili per buona parte della letteratura successiva e non solo. Personaggi come il Conte di Montecristo, D’Artagnan, i tre Moschettieri Porthos, Athos e Aramis o la perfida Milady sono entrati nell’immaginario popolare come pochi altri personaggi nati dalla penna di uno scrittore.

Se non vi siete ancora mai avvicinati alla monumentale opera di Dumas padre… Beh, fatelo. A cominciare dai Tre Moschettieri: un libro che avvince il lettore e lo trascina attraverso il turbine delle pagine, tenendolo in balia della suspense, inchiodandolo al libro col fiato corto per sapere cosa ci sarà dopo. La storia la conosciamo tutti, D’Artagnan, povero guascone poco più che adolescente arriva a Parigi per far carriera nel corpo dei Moschettieri. Nel giro di pochi giorni entra in amicizia con tre soldati già legati tra loro da un rapporto insolubile: Athos, Porthos e Aramis. Nel tratteggiare i personaggi Dumas non usa l’acquerello: i suoi ritratti sono potenti, come realizzati all’acquaforte, e ognuno dei caratteri emerge con la forza del paradigma.itremoschettieri

Ma, nonostante lo si possa trovare un po’ grossolano e a tratti caricaturale è proprio questa caratterizzazione forte a rendere indimenticabili i personaggi principali di questa storia. Le avventure che seguono li portano a confrontarsi con gli oscuri intrighi del Cardinale Richelieu, con le perfidie di Milady de Winter, a partire per l’Inghilterra per salvare l’onore della regina… Insomma: gli ingredienti per un romanzone come si deve, per dirla tutta, ci sono eccome. Siamo nel mondo del divertissement: un libro come questo ha il potere di strapparvi alla vita di tutti i giorni, alla monotonia dei viaggi in metro o di questo cielo che non accenna a schiarirsi per trasportarvi nella Parigi barocca e pomposa di Luigi XIII, nei suoi intrighi e nelle sue guerre, ma anche in un mondo scomparso, fatto di codici d’onore, atti eroici e grandi individualità. In fin dei conti forse non siamo neppure nel dominio del divertissement, forse Alexandre Dumas, che attraverso la sua stessa vita aveva costruito un’immagine di sé mitica, tracciando la storia dei quattro indomiti moschettieri e delle loro avventure ha scritto una nuova pagina nel mondo della leggenda.

 

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