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Cartolina di Auvers-sur-Oise in 10 Pantone

Auvers-sur-Oise è una ridente cittadina della campagna francese, a soli 27 km dalla grigia Parigi, che ha attirato numerosi artisti in particolare attorno alla seconda metà del secolo scorso. Ed oggi il mondo degli artisti, o meglio dei creativi, categoria di punta del mercato, utilizza Pantone per esprimere le proprie emozioni… A me Pantone è servito per spiegare l’inequivocabile differenza tra il rosso della bandiera francese (Red 018) e il rosso della bandiera Italiana (Scarlet Red)

frita

opaque couché

OPAQUE COUCHÉ anche detto verdone abete di Natale sintetico. Il verde utilizzato da Daubigny, precursore degli Impressionisti, per immortalare gli arbusti che proliferavano attorno alle allora trasparenti acque della Senna e del suo affluente Oise, che ha dato il nome alla regione.

 

mimosa

MIMOSA anche detto giallo campo di grano. Grandi sono le distese di questo cereale che incorniciano la parte abitata della città. Il grano evoca il nutrimento primario, il Mago di Oz e l’ultima tavola che dipinse Vincent Van Gogh ( Wheat Field with Crows) prima di spararsi una pallottola nel cuore, il 27 luglio del 1890 proprio ad Auvers-sur-Oise.

 

lime green

LIME GREEN anche detto verde labirinto minossiano del giardino all’italiana che circonda la bella villa commissionata da Maria de’ Medici per un banchiere del Bel Paese: lo Chateau d’Auvers sur Oise, oggi connubio di rappresentazione virtuale di opere impressioniste e storia di Francia post-rivoluzionaria.

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absinthe green

ABSINTHE GREEN anche detto verde assenzio. Auvers-sur-Oise ospita il « Musee de l’absynthe ». Distillato questo particolamente utilizzato in Francia in seguito alla penuria di vino dovuta alla fillossera, demonizzato al punto di esser ritirato dal commercio nel 1915 (si pensi all’omonimo quadro di Edgar Degas). Oggi i limiti di gradazione sono controllati dall’EU, ma resta più facile trovare un buon pastis.

 

cool gray

COOL GRAY anche detto bianco sporco della stanzetta della locanda, oggi visitabile, nella quale Vincent trascorse l’ultimo mese di vita. Sulle pareti i segni delle numerose tele prodotte e lasciate seccare. La guida insisteva su quanto fosse angusto e insalubre il loculo dell’artista. A me ha ricordato un classico studio parigino di 12 metri quadri.

 

pristine

PRISTINE anche detto bianco trasparente delle striscioline di vernice rappresentanti la pioggia nel dipinto « Tigre dans une tempête tropicale » o « Surpris! » di Henri Rousseau, il Doganiere. Tavola decisamente più significativa dello stile dell’artista rispetto a « Bords de l’Oise » o  » Le pêcheur » nonostante quest’ultime mostrino il legame del pittore con la regione.

 

snow white

SNOW WHITE anche detto bianco sposa. Nelle poche ore che ho passato ad Auvers ho visto 3 spose: una che offriva il rinfresco nel castello di cui sopra, l’altra inginocchiata nella famosa chiesa sbilenca dipinta da Van Gogh e l’ultima che passeggiava nel piccolo cimitero del paese per rendere omaggio al pittore ed a suo fratello Theo, morto pochi mesi dopo, ivi sepolti l’uno accanto all’altro.

 

amethyst orchid

AMETHYST ORCHID anche detto viola fiorellini di campagna che donano un’aria un po’ provenzale, in ogni caso rigogliosa, alla cittadina. Ne decorano la stazione, la Mairie, i vasi delle numerose locande, i sentieri che si addentrano nella radura. Non sembra che più di un secolo sia passato dal passaggio degli Impressionisti ad Auvers, che conserva un particolare fascino intatto.

 

tangerine tangoTANGERINE TANGO anche detto rosso pelo rosso di Vincent e del suo medico omeopata Gachet, che Van Gogh aveva raggiunto proprio ad Anvers-sur-Oise. Una somiglianza nell’aspetto e nel cuore: nella lettera n.643, indirizzata all’amico Paul Gauguin, Van Gogh definisce il dottore « dall’espressione disillusa del nostro tempo ». Della tela « Ritratto del dottor Gachet » sono presenti due copie, una con libri, bicchieri e fiori, l’altra con soli fiori (forse attribuita allo stesso Gachet).

PANTONE-colori2016_0

ROSE QUARTZ e SERENITY cioè i due colori Pantone scelti per il 2016. Ecco, forse dopo questa concentrazione di artisti e malasorte, ma allo stesso tempo di sogno e reverie si può affermare che le due nuances siano perfetta sintesi di una sensazione che, più che un malessere bipolare, ci ricorda semplicemente la complessità della realtà.

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