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Il trasloco

trasloco parigi2Da una parte ci sono gli argomenti del pour parler universale, comuni alla grande metropoli come al piccolo villaggio di provincia, a Londra come a Bratislava, alle strade di New Delhi come al sentiero di sabbia nella savana kenyota, tipo il tempo, la salute, il cibo. Dall’altra ci sono gli argomenti tipici esclusivamente della pause clope parigina, a cui nessuno ma proprio nessuno, entro gli angusti limiti dell’Île de France, può sfuggire, primo fra tutti: il trasloco.

Niente da fare, in questa città dal viavai continuo, c’è sempre, nel tuo entourage, almeno qualcuno che deve cambiare casa: il francese che parte in Australia e ti chiede di lasciare tutti i suoi preziosi averi sotto al tuo letto per un annetto buono, l’italiano che non ce la fa più del clima parigino e preferisce tornarsene nel Belpaese a fare il disoccupato semi-felice, la coppia di neosposini che ha comprato casa in banlieue e chi s’è visto s’è visto, l’erasmus che passa dalla camera con bagno e cucina in condivisione con un’anziana di almeno 120 anni alla chambre de bonne di 3 metri quadrati nel 7° arrondissement, lo straniero appena arrivato che, sprovvisto di garanti francesi, si barcamena tra un subaffitto di 80 giorni per rimpiazzare il regolare locatario attualmente in giro per il mondo e il divano in casa di amici di amici, lo straniero ormai integrato che ha infine potuto firmare, dopo ere geologiche di sofferenze e ripari di fortuna, il suo primo vero contratto di affitto.

Il trasloco è un momento che scandisce delle tappe fondamentali nella vita del parigino medio, per nascita o d’adozione che sia, è uno spartiacque epocale che spesso incide in maniera indelebile sul percorso spirituale di ognuno di noi, sancendo, per esempio, il passaggio da una vita solitaria in un quartiere periferico alla noia mortale di un arrondissement sbagliato, dagli adrenalinici ritorni a casa tra tagliagole e spacciatori di crack alla rumorosa movida delle zone giuste, dall’apatia alla socialità, dalle ore perse nei trasporti alla comodità del tutto sotto casa, e soprattutto è un atto che dà la misura di tante cose.

Per esempio, prima di traslocare non sapevi che:

  • nel tuo armadio conservavi ancora la maglia che tua nonna aveva fatto a mano per te nel 1990 e che tu non indossi più da almeno un lustro;
  • non serviva ricomprassi la pompa per la bicicletta: già ne avevi un paio nascoste, rispettivamente, in cantina e nel cassetto dei calzini;
  • il peso totale della tua libreria, comprensiva di romanzi mai letti avuti in dono due Natali fa dalla zia di terzo grado, dizionari bilingui reduci da un’epoca storica anteriore alla nascita di garzantilinguistica.it, saggi di geopolitica che hai senza dubbio acquistato solo per darti un tono ma non hai mai avuto il coraggio di leggere, dozzine di volumetti tascabili comprati di seconda mano a un prezzo irrisorio nelle librerie vicino a Saint-Michel e dvd di film inguardabili appartenenti alla corrente espressionista tedesca degli anni ’30, ammonta a circa 47 tonnellate;
  • sarebbe stato possibile smontare il tuo letto in 18 parti;
  • saresti stato in grado di farti mezza Parigi in metro con due valigie formato famiglia, uno zainone da globetrotter e un comodino sulla testa;
  • avresti un giorno avuto il coraggio di noleggiare un furgoncino e guidare in mezzo al traffico parigino;
  • per trasportare la tua vagonata di cartoni, non serviva salire e scendere venti volte i cinque piani senza ascensore del tuo nuovo immobile, ma bastava fare una staffetta;
  • il tuo universo parigino si divide nettamente in due: i buoni, ovvero gli amici veri che ti hanno aiutato a fare il trasloco, e i malvagi, quelli che invece hanno declinato adducendo scuse palesemente fasulle;
  • il tuo fisico stava cadendo a pezzi. Le courbatures del giorno dopo ti hanno fatto ricordare che non fai più sport dall’anno della tua prima comunione o giù di lì.

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