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Intervista ai Marlene Kuntz per l’uscita del nuovo album “Lunga attesa”

Il 25 Febbraio all’Alimentation Générale c’è stata la prima tappa del tour europeo dei Marlene Kuntz per l’uscita di « Lunga attesa ». Dopo due anni di lavoro, la band torna con un album che gli stessi Marlene descrivono così: è un disco che ruggisce con stile, che rumoreggia con sentimento, che abbaia con intensità.

Di seguito l’intervista che la band ha rilasciato alla redazione di Parigi Grossomodo.

Marlene Kuntz Alimentation Générale

L’uscita dell’album “Lunga attesa” è stata anticipata da questo gioco mediatico, “sfidare” un musicista a musicare il testo della title track. Ha avuto una risposta pazzesca, circa 300 versioni della stessa canzone. Cosa ne pensate, ne avete già ascoltata qualcuna? Che cosa ve ne pare?

Certo, una cosa pazzesca che non avremmo mai osato pronosticare. Il pensiero che più ci accompagna se riflettiamo su questa cosa è… quanta gente non è indifferente ai Marlene (e quanta fra essa in fondo apprezza con affetto il nostro gruppo). Ci lusinga e ci dà linfa vitale.

E sì, le abbiamo ascoltate tutte, e di molte pensiamo un gran bene: al punto che una trentina le proporremo sul nostro fb a breve, una sera ciascuna.

Quali sono state le ragioni di iniziare dall’estero il tour del nuovo album? Nel nuovo album si parla molto di attualità, immigrazione, deportazione, e populismi. E’ perché vi rivolgete principalmente agli italiani all’estero o ci sono altre ragioni?

Credo che sia perché un mini tour come questo all’estero non l’abbiamo mai fatto: era ora, e siccome si sono presentate le occasioni giuste per andare a fondo… finalmente ce l’abbiamo fatta.

La moda musicale del momento cerca di rivivere i fasti degli anni ‘80, citando più o meno velatamente quelli che sono stati i “grandi” di quel periodo. I Marlene in un certo senso si rifanno  sempre a se stessi, senza peccare di autocitazionismo, continuando a fare i Marlene, facendo quello che gli piace infischiandosene di essere alla moda. Il nuovo disco, infatti ha sonorità molto rock e quasi ruvide.  Vi sembra esatto? Quasi sono le influenze di questo ultimo lavoro? Che cosa ascoltavate mentre vi lavoravate?

Sarebbe grottesco se una band per certi versi autorevole come la nostra (anche e soltanto per il fatto che esistiamo da circa 25 anni) guardasse ai trend del passato e/o del momento per scimmiottarli o riproporli. Se siamo autorevoli e rispettabili è proprio perché abbiamo una personalità, e quindi è del tutto normale attendersi da noi una autonomia estetica. Personalmente sono alcuni anni che ascolto molto e di tutto, minimo un centinaio di dischi per annata (di quell’annata, intendo): dal jazz all’elettronica alle cose più celebrate dell’indie eccetera. Non credo però che nulla abbia influenzato il nostro sound alle prove.

Marlene Kuntz Alimentation Générale II

Durante il vostro ultimo concerto a Parigi si era parlato di come il duetto con Skin e la partecipazione a Sanremo avessero generato l’ira dei fedelissimi  per la vostra, per così dire, apertura al grande pubblico (che per altro era già avvenuta con un album che trovo eccezionale, « Ricoveri virtuali e sexy solitudini », giudicato troppo “dolce”). In un certo senso questa apertura è stata poi rimangiata, o per meglio dire, calibrata raggiungendo un nuovo equilibrio con gli ultimi due lavori. Quale eredità di quell’apertura porta questo album?

Uhm… non saprei… Io penso che anno dopo anno abbiamo accumulato esperienze e nuove abilità, le quali tutte si assommano alle precedenti determinando una crescita costante che disco dopo disco ci porta in qualche direzione.

« Lunga attesa » ad esempio ha sonorità più vicine a come erano i Marlene una volta, ma è suonato da gente che ha dieci dischi alle spalle e suona molto meglio di allora…

Ascoltando l’album ci sono sempre dei pezzi a cui ci si lega più di altri. In questo caso, almeno fino ad oggi, ne trovo due particolarmente accattivanti, ”Un attimo divino”, e “Il sole è la libertà”. A chi è rivolta questa canzone? Nei primi versi sembrerebbe una donna, ma poi si direbbe sia qualcosa di più divino, che è e resta un tema ricorrente in questo album. Qual è la risposta? Qual è il rapporto tra Dio, qualunque esso sia, e questo album?

Il rapporto fra Dio e questo album è bene evidente nella title track: una laicissima presa d’atto della nostra condizione di esseri su « un accidente casuale » che è il pianeta terra nel contesto dell’universo. E non c’è molto spazio per Dio, a queste condizioni. Anche se, da agnostico quale credo di essere, non mi viene di negarne sfacciatamente l’esistenza.  Ma è interessante quello che mi chiedi a proposito de « Il sole è la libertà », perché dimostra che la tua attenzione nei riguardi del testo ha saputo a suo modo cogliere nel segno: la verità è per certi versi nel mezzo fra le tue due ipotesi.

Com’è nata l’idea di girare un documentario “Complimenti per la festa” per i vent’anni dall’uscita di Catartica? E’ una sorta di celebrazione anche dei 25 anni di lavoro della band?

Volendo sì… E’ un’idea venuta agli autori, che ce l’hanno proposta. Noi abbiamo semplicemente detto « sì, ci va che voi facciate questa cosa per noi ».

Si ringrazia Mario del Gaudio per l’aiuto nella preparazione dell’intervista.

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