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Intervista esclusiva agli Elio e le Storie Tese

Dopo le tappe lussemburghese e londinese, quella di domenica 12 marzo alla Bellevilloise sarà la terza data all’estero degli Elio e le Storie Tese. Gli ci sono voluti 35 anni per decidere finalmente di affacciarsi oltralpe e per l’occasione hanno scelto ovviamente di dare al tour un nome anglofono « Yes, we can’t », « Sì, noi cantiamo ». Elio, tra l’altro, promette di cantare di volta in volta nella lingua del paese visitato. Ma solo col pensiero, però, la voce sarà in italiano, un po’ come per i film doppiati. Crederci è un atto di fede.

In attesa del concerto, li abbiamo sentiti in anteprima e siamo riuscite a scucirgli un’intervista.

Perché aspettare 35 anni di carriera per lanciarsi all’estero? 

Per lo stesso motivo per cui nel 96 e nel 2013 andammo a Sanremo senza un album pronto: in entrambi i casi uscì mesi dopo e in entrambi i casi senza una ragione precisa. Elio e le Storie Tese fanno le cose quando glielo dice il cuore! Nel 2016 il cuore ci ha detto che nel 2017 avremmo dovuto andare in missione in Europa, una missione per conto della Musica nel tentativo di ridare forza e vigore all’idea stessa di Unione Europea, in sostanza vogliamo fare come Trump: Make Europe Great Again!

La prima cosa che si nota nell’ultimo album è un forte avvicinamento alla lingua inglese. È stata una scelta premeditata in vista di una diffusione estera, oppure semplicemente un nuovo approccio di EeLST alla musica nel 2016?


Il nostro approccio alla musica è sempre lo stesso e non è mai cambiato.

Per quanto riguarda questo presunto avvicinamento all’inglese, non siamo sicuri di aver capito cosa intendi: noi siamo da sempre vicini a tutte le lingue del mondo, anzi è proprio il concetto stesso di « lingua » che sentiamo molto affine, un po’ come i Rolling Stones, hai presente, no? Ecco, loro l’hanno usata come logo, noi ce l’abbiamo tatuata nel cuore.


Nel brano PARLA COME MANGI non fate altro che parlare/cantare utilizzando i termini inglesi che ormai sono entrati nel linguaggio comune italiano. La vostra è una critica diretta all’italiano medio e non, che perde poco a poco la sua « autenticità italiana », o un modo di agganciarsi al nuovo sistema comunicativo?

È una semplice constatazione: si usano sempre più termini anglosassoni per definire oggetti e situazioni che avrebbero il loro nome anche in italiano, ci sembrava uno spunto interessante per una canzone e del resto le nostre canzoni nascono tutte così.


Scendendo più nel dettaglio con l’ascolto, inevitabilmente ci si scontra con una canzone che mi pare particolarmente in tema con il filo conduttore dell’album FIGATTA DE BLANC, suggerito anche  dalla copertina e dal cofanetto. La canzone è SHE WANTS (canzone che adoro e mi ha riportato in mente il brano ANAL BEAT di Immanuel Casto (lo conoscete?)… Parlateci di questa canzone: volevate dare voce a tutte quelle donne che non osano parlare o semplicemente ironizzare su un argomento apparentemente tabù ma molto frequente tra una tazzina di caffè e l’altra nei salottini delle giovani donne italiane?

È una canzone contro la discriminazione nei confronti di certe preferenze sessuali troppo spesso stigmatizzate: siamo favorevoli all’Amore in senso lato e ci sembrava giusto prendere una posizione. Quella posizione.

Nell’ultimo album avete inserito anche un vero vibratore… Conosco bene la marca Lelo e devo dire che la vostra è stata una scelta di classe…semplicemente una scelta di marketing o dietro tutto ciò c’è il guizzo geniale di Elio? È una provocazione oppure volete veramente che i vostri fans « GODINO » della vostra musica? O è forse un modo per spingere la società bigotta italiana a lasciarsi andare e aprire la mente? Insomma, come vi è venuta questa idea?

Hai presente le cosiddette « buone vibrazioni » che si associano alla musica? Quelle di cui parlano anche i nostri amati Beach Boys in Good Vibrations? Ecco, sono fondamentali e ci è sembrata un’ottima idea renderle concrete e lanciarci in questa operazione insieme a LELO, i quali producono oggetti vibranti d’alta classe.

Siamo grandi fan delle vibrazioni, soprattutto del brano che parla di Giulia.

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