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Le soleil t’a t-il bien embrassé? Intervista a Riccardo Fisichella

È iniziata sabato 12 ottobre, e durerà fino al primo dicembre, la mostra fotografica di Riccardo Fisichella, Le soleil t’a t-il bien embrassé? Fotografo catanese, a Parigi da qualche anno, noi di Parigi Grossomodo siamo andate all’apertura dell’esposizione, all’Hotel Hapimag al 90 di rue Saint Honoré. È stata l’occasione di fare quest’intervista nella quale, tra il serio e il faceto, ci parla di Parigi, delle sue foto, e della Sicilia. Quel che segue è il testo di questa intervista-chiacchierata, da leggere assolutamente prima di andare alla mostra.

 Riccardo_Fisichella

GLORIA: Saresti capace di descrivere questa expo in 5 parole?

RICCARDO: In cinque parole? Direi titolo stesso della mostra, Le soleil t’a-t-il bien embrassé?  Perché idealmente è la mostra successiva a quella che ho fatto a luglio, Fais-toi embrasser par le soleil. La domanda adesso è “sei stato abbastanza baciato dal sole quest’estate?” Qualunque sia la risposta comunque vieni a vedere la mostra. Semplicemente.

SILVIA: Così alla gente rode perché è freddo ed è inverno…

RICCARDO: Esatto.

GLORIA: Se ti dico Parigi che ti viene in mente?

RICCARDO: L’odore dei pan au chocolat burrosi, la puzza di pipì e il vento del metrò. Le ragazze, il freddo gelido e la luce estiva fino alle dieci di sera. La confusione rilassante, le passeggiate senza meta, in compagnia o da solo. Il suono di una fisarmonica, i piccioni e a volte i topi. I bambini che non si vedono quasi mai, così come i cani, ma soprattutto i gatti. Le feste, le pinte, gli amici e i lavoretti nei restau. La burocrazia, il tran tran e gli incontri. Le opportunità.

GLORIA: A Parigi ci sono un miliardo di expo di foto, cosa ne pensi di tutte quelle persone che vanno ai vernissages solo per bere e per mangiare a sbafo?

RICCARDO: Ti rispondo dicendoti che io non ho fatto il vernissage oggi proprio per evitare questo.

GLORIA: Da qualche anno a questa parte mi pare che si possa parlare di sovrapproduzione fotografica, non so se è un bene o un male, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu.

RICCARDO: Da un certo punto di vista è un bene che ci sia questa “sovrapproduzione” d’immagini, perché chiunque oggi ha la possibilità di esprimersi attraverso la fotografia. Dall’altra parte c’è il rovescio della medaglia, ossia che poi i tre quarti delle mostre fanno schifo.

GLORIA: Tu non fotografi soltanto con la reflex, giusto?

RICCARDO: Quasi mai. Questa mostra, per esempio, contiene quasi esclusivamente fotografie fatte con una macchinetta subacquea.

GLORIA: Quindi ti piace utilizzare “utensili” differenti per fare le foto…

RICCARDO: Sì. In realtà utilizzo anche le reflex a pellicola. Però utilizzo qualunque macchina mi capiti tra le mani. Ho comprato l’Iphone, adesso utilizzo anche quello. Poi dipende da come lo utilizzi, ogni mezzo ha la sua finalità. Io se devo andare a fare delle foto in giro per Parigi non porto questa macchinetta [Subacquea ndr].

SILVIA: E che ti porti?

RICCARDO: Mah, dipende. Ho una reflex a pellicola, altrimenti la sera porto questa [tira fuori dalla tasca della giacca una compatta a pellicola non nuovissima] perché ha il flash ed è molto leggera, così che non devo portarmi lo zaino.

GLORIA: A seconda del fine, quindi, scegli il mezzo?

RICCARDO: In linea di massima sì. Quello che cerco di fare, in definitiva è catturare un momento, e di catturarlo bene inquadrato. Per me la fotografia è solo ed esclusivamente questo. Poi ho anche tante altre macchinette con cui gioco e mi diverto, ne avevo una che

© Riccardo Fisichella

© Riccardo Fisichella

faceva foto a 360° per esempio; per me queste sono cose che rientrano ancora ancora più nell’ambito del gioco che della fotografia.

Se poi ci fai caso vedrai che io vado molto a sensazione. Se guardi quelle foto ad esempio, una volta spogliate della sensazione che ti danno, vedrai solo persone che schizzano dell’acqua. Quella [qui accanto] è solo una persona che sta salendo su uno scoglio. Questa [la foto qua sotto], forse, è un più costruita, un po’ più “intellettuale” perché ho aspettato un quarto d’ora che passasse il metro a Catania. Ma è comunque non è altro che la cattura di un momento.

GLORIA: All’inizio, all’inizio, all’inizio, quando hanno inventato il dagherrotipo, tante persone non volevano farsi fotografare perché temevano che questo rubasse l’anima. Cosa ti viene in mente a proposito di questo fatto?
RICCARDO: Oggi a Parigi abbiamo gli stessi problemi, solo che la paura non è più

© Riccardo Fisichella

© Riccardo Fisichella

“mi rubano l’anima” ma “usano la mia immagine a fini commerciali, non voglio”. È vero che un po’ l’anima la rubi, però insomma, non esageriamo. Qualche settimana fa ho avuto un problema del genere a Saint Michel: c’era una bambina che si stava facendo fare un ritratto da una signora e il padre, lì accanto, le stava fotografando entrambe. Vedendoli mi sono fermato per fare una foto a tutta la situazione. Ho fatto la prima, mi sono accorto di averla sbagliata e ne ho scattata una seconda. Accanto c’era un uomo che vendeva bijoux su un telo per terra che ha iniziato a dirmi: “ma cosa fai, devi smetterla, tu devi chiedere l’autorizzazione alle persone ecc.” Il padre, invece, non mi aveva detto assolutamente niente. Me ne sono andato davvero amareggiato: che senso ha tutta questa polemica in un contesto turistico, tranquillo, come quello di Saint Michel?

GLORIA: Cosa vorresti che resti di te quando non ci sarai più?

RICCARDO: Beh, le mie foto! Soprattutto quelle. Adesso ve la faccio io una domanda: a voi che sensazione dà questa mostra?

GLORIA: Io trovo che questa mostra abbia un suo motivo di fascino nel fatto che non sono foto troppo “intellettuali”: le apprezzo anch’io che di fotografia non capisco una sega. Vedo queste foto con la luce sull’angolo e mi dico “belle, mi piacerebbe fare delle foto così” oppure “mi piacerebbe avere una foto così al muro di casa mia…”

SILVIA: Io le trovo impressioniste. Perché sono fatte così, al momento, senza troppo riflettere. Cioè, non è che ti sei messo là col treppiedi e ti sei detto “allora, mo’ faccio l’apertura a 3.5 etc.” e si sente.

GLORIA: Le ultime due domande stupide.

SILVIA: Meglio fare il fotografo di professione ma di cose poco interessanti per te, tipo foto di cucina, di moda o di macchine, però non puoi proprio mai fare le foto artistiche che piacciono a te oppure fare un job alimentaire e avere tempo di fare le tue foto accanto, anche se non ci vivi?

RICCARDO: La seconda, sicuramente. Perché lo scopo finale è fare le tue foto, se io faccio lo stesso mestiere senza poter fare le mie foto
Expo è ancora più frustrante. Anche se, al di là del caso limite del “meglio-meglio”, per me è meglio fare le foto all’insalata che prepararla.

GLORIA: Meglio non avere un braccio o avere cinque anatre che ti seguono tutta la vita?

RICCARDO: (ridendo) Cinque anatre.

GLORIA: Guarda che le cinque anatre sono sempre là e non puoi liberartene…

RICCARDO: Direi comunque cinque anatre. Le braccia mi servono entrambe.

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  1. Point de fuite comme point de vue/Parigi-Scalo - Parigi Grossomodo

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