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Lasciarsi a Parigi, ossia la città dell’amore ‘sticazzi

Crying-Gir_600NdR: Il web è pieno e strapieno di articoli strappalacrime sulla fine delle storie d’amore, o di articoli pseudo-ironici di trentenni inacidite che, dietro una spennellata di sarcasmo sbiadito sputano veleno su tutto e tutti. Questo articolo vuole solo essere un vademecum per tutti/e coloro che – per scelta propria o altrui – si trovino a dover affrontare la fine di una storia nella ville de l’amour.

Appena conosciuti- quando i 40 minuti di metropolitana per incontrarsi ancora non pesano – Parigi sembra lo scenario ideale per vivere una storia d’amore: le passeggiate sul lungosenna, i lunghi tramonti estivi, le scale acchiocciolate fatte di corsa per rientrare in casa presi dalla passione e altre amenità. Però, talvolta, succede che anche a Parigi le storie d’amore finiscano. E allora? Allora, come in tutte le città del mondo si fa un paio di pianti, si prendono un paio di sbronze con gli amici e ci si trova di fronte a una serie immensa di problemi pratici, in un ambiente di colpo ostile. Vediamone alcuni:

1. Gli appartamenti. Convivevate. Avevate portato dall’Italia la raccolta completa dei libri di Gabriel Garcia Marquez, il Capitale di Marx (mai aperto, del resto) e tutti i vostri CD degli Intillimani. Insomma, una valanga di oggetti. Avevate comprato pentole e coltelli. E adesso? A Parigi, quando due persone che convivono si separano avviene spesso una cosa – per chi scrive – assolutamente incomprensibile: dato l’impegno che richiede trovare un appartamento, i prezzi, il cappio al collo del garante francese etc. le coppie che si lasciano continuano (talvolta per mesi) a convivere. Da fidanzati si diventa coinquilini. Di punto in bianco ognuno lava i propri calzini e si fanno i turni per cuocere il proprio ovetto al tegamino; roba da fare diventare matto chiunque. Altrimenti (ed è la soluzione che suggerisco) è l’orgoglio ad avere il sopravvento: non importa dove si va, il bello di essere italiani a Parigi è che si può contare sulla solidarietà incondizionata degli altri ritals. Si sbatte la porta, si passano un paio di colpi di telefono e per un po’ di tempo di squatta il divano di qualche amico. Per parcellizzare il disturbo si fa il giro di tutti i divani conosciuti: l’impressione è quella di essere tornati ad avere sedici anni e di fare l’Interrail. Cosa ci può essere di meglio dopo una separazione?

2. La metropolitana. Che vogliate o no, ci passate almeno un’ora o due al giorno, inutile girarci intorno. La metropolitana (per tacere della rer), con le sue lunghe attese è il posto ideale dove appoggiare la testa al vetro e farsi un pianto ripensando ai bei momenti felici. Anche qui due soluzioni: la prima è mai restare soli con i vostri pensieri in metro (né, tanto meno, nelle stazioni, che di accident voyageurs ce ne sono già a sufficienza in questa città…), avere sempre con voi un bel libro nel quale immergervi, un Ipod, o il mitico telefono con cui per qualche tempo tartasserete gli amici. La seconda, una vera chicca per intenditori, appoggiare davvero la testa al vetro, far partire Léo Ferrè in cuffia e farsi una lunga frignata mentre la pioggia fuori continua a battere sui vetri, in una splendida immagine da film francese. Soltanto una cosa: funziona solo la prima volta, già la seconda è veramente troppo patetico per chiunque, per cui scegliete bene il vostro tragitto (io personalmente consiglio la 2 quando passa davanti al Sacre Coeur, poi fate un po’ voi…)

 3. Il tempo libero. “E la fortuna di un amore/ come lo so che può cambiare/ dopo si dice l’ho fatto per fare /ma era per non morire/ Si dice che bello tornare alla vita/ che mi era sembrata finita/ che bello tornare a vedere/ e quel che è peggio è che è tutto vero” cantava il grande Fossati nella sua La costruzione di un amore. Il che si sa, vale in ogni città del mondo. Ma quando sei a Parigi questa frase assume significati altrove sconosciuti: “di cosa hai voglia? Sappi che qui puoi farla.” Senza contare che in questa città piena zeppa di individui atomizzati nessuno storcerà il naso se te ne vai al cinema, al ristorante, a teatro o a una mostra da solo… Ah, il profumo della libertà ha tutto un altro fascino nella Ville Lumière!

 4. Gli incontri: a Parigi si possono incontrare le persone più assurde, affascinanti, pericolose e folli del mondo, è un dato oggettivo (oltre a un mezzo milione di hipster e un sacco di fricchettoni disoccupati). E adesso che avete tutto il tempo che volete per trainer da un bar all’altro, da un’expo all’altra non vi sarà difficile allargare il vostro giro di conoscenze locali. Anche perché, a differenza di Poggibonsi o della Rufina, a Parigi è molto più semplice smettere di frequentare il bar preferito della vostra (ex)dolce metà. Ne avete almeno un altro mezzo migliaio da provare!

 5. Le coppiette innamorate che tubano sul Pont des Arts: eccole, le vere responsabili del vostro disagio! Quelle maledette coppiette di turisti che sono venute a Parigi in pellegrinaggio nella città dell’amore, e sembra che passino il loro tempo a farsi foto melense e ad attaccare lucchetti sul povero Pont des Arts… Però pensateci bene: quando mai nella vita avreste avuto il coraggio di comportarvi davvero così, seppure foste stati ancora accompagnati/e? Basta con i piagnistei, se proprio dovete passare in zona Notre Dame o Montmartre compratevi una bella crepe e godetevi il panorama umano e artistico che avete di fronte! Non funziona? Vabbè, se proprio non riuscite a superare il lutto che una separazione comporta armatevi di una buona dose di cinismo (anche se, in fin dei conti, un cinico non è che un romantico che ha passato la data di scadenza) e pensatela così:

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  1. Come imbroccano i parigini?

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