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Libri: i 10 indispensabili nella biblioteca di un parigino (o quasi)

Ammetto che con questa storia di Parigi capitale della letteratura vi abbiamo un po’ rotto le balle a forza di dirlo e ridirlo. Ecco perché in questo articolo mettiamo al bando chiacchiere e lirismi e andiamo diritti al sodo per presentarvi dieci libri su Parigi che non potete non leggere se ci vivete, se ci volete venire a vivere o se ci avete vissuto e ogni tanto vi prende la malinconia.

Premessa: no, non troverete Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Sono sicura che è una bomba e non mi ricordo chi diceva che non si può morire senza aver prima letto Marcel Proust: sicuramente aveva ragione. Il problema è che la Recherche come la chiamano familiarmente i parigini, è un romanzo di quasi 4000 pagine, diviso in sette tomi, e se non si può morire senza averla letta si può, probabilmente, morire di vecchiaia leggendola. Insomma, noi non abbiamo ancora avuto il coraggio di fare il difficile passo di leggerla, se qualcuno di voi l’ha fatto ed è ancora vivo per raccontarlo non abbia timore e ci racconti questa esperienza!

  1. I fumetti di Jacque Tardi

Che sia la serie che ha Nestor Burma come protagonista o che sia un volume delle Aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec i fumetti di Jacque Tardi sono un must, e un buon inizio per chi ancora non è avvezzo ai piaceri della bande dessinée.

  1. Una raccolta poetica “su” Parigi

Non è che perché oggi non vanno più di moda i versi che possiamo scordarci che Parigi è stata città dei più grandi poeti! Senza mettersi a fare una lista nella lista non possiamo che consigliare Le Spleen de Paris,  raccolta di “piccoli poemi in prosa” di Baudelaire, Alcools di Guillaume Apollinaire o – più recente – Il ne m’est Paris que d’Elsa di Aragon.

  1. Un romanzo di Émile Zola

Il che non è di grande aiuto perché Zola è uno degli autori più prolifici della storia della letteratura francese. A questo punto normalmente dovrei citare Le Ventre de Paris, che si svolge per la maggior parte al mercato centrale delle Halles, o Au bonheur des dames, nel quale l’autore racconta le vicende all’interno di un grande magazzino (una delle grandi novità dell’epoca haussmaniana). Prima di immergersi nei classici del naturalismo, forse, può essere divertente leggere Thérese Raquin, uno dei primi libri dell’autore: nonostante il desiderio di raccontare la natura umana così com’è sia già presente in questo romanzo, il giovane Zola si lascia ancora “prendere la mano” dal romanzesco, dal gusto per il macabro che rendono Thérese Raquin un romanzo a tratti quasi gotico. Insomma, personaggi cattivissimi e allucinati, una storia bella trucida e come ambientazione un putrido passage vicino alla Senna.

Barbery

  1. L’élégance du hérisson

I libri contemporanei non abbondano in questa lista, e i “casi editoriali” mi sono personalmente antipatici. Faccio un’eccezione per questo romanzo di Muriel Barbery, uscito nel 2006, che ha conosciuto immediatamente un successo straordinario non solo in Francia ma perfino in Italia. Nonostante questo (il successo di un libro raramente è un marchio di qualità) questa novella per adulti, lieve e poetica senza essere sdolcinata ha una certa grazia e si legge volentieri. Una storia intelligente e quasi sussurrata, che si svolge tutta dietro un gran portone di rue Grenelle.

  1. Festa Mobile di Hemingway

Perché tanto prima o poi vi verrà quella “nostalgia per un tempo non vostro” in cui i bar parigini pullulavano di artisti e intellettuali  che tiravano mattina in infinite discussioni (almeno, a voi sembra fosse proprio così).

  1. VianManuel de Saint-Germain-des-Prés

Trent’anni dopo Hemingway, Parigi è di nuovo una «festa mobile» per i nuovi intellettuali, tra i quali spiccano due nomi: quello di Sartre e quello di Vian, autore di questo libro decisamente atipico. Si tratta di una chicca che ho scoperto da poco, ma che vale assolutamente la pena di procurarsi, non soltanto perché Boris Vian è un autore geniale, ma perché si tratta di una vera e propria “guida turistica” compilata al 100% al second degré. Vian si trasforma in un cicerone di Saint Germain, ma non per guidare il lettore attraverso chiese e musei, bensì per narrare, con l’occhio dell’antropologo e la faccia tosta del cantastorie tutto quel petit monde étroit che gravitava intorno al Café de Flore e a pochi altri bar vicini.

  1. Il libro di uno chef étoilé

Perché a Parigi, come già abbiamo detto tante volte, gli chef non sono cuochi: sono delle rockstar. E allora tanto vale avere in casa la bibbia del più parigino degli chef, Alan Ducasse: J’aime Paris. Un librone (caro) da lasciare in bella vista (fa anche da decorazione): uno dei mille snobismi alla parigina!

     8. Zazie dans le métro

Una vera e propria iniziazione a Parigi! E se dopo averlo letto siete rimasti folgorati dalla scrittura di Raymond Queneau potete sempre passare a Exercices de style, disponibile in italiano nella splendida traduzione di Umberto Eco.

  1. Un libro di Georges Perec

Innanzi tutto perché Georges Perec è uno scrittore che più parigino non si può: nasce nel XIX arrondissement negli anni ’30 e passa tutta la sua infanzia a Belleville. Eccetto rari soggiorni all’estero vivrà tutta la sua vita nella capitale francese dove le sue ceneri ancora riposano, nel cimitero di Père-Lachaise. Nonostante i suoi libri più conosciuti siano, probabilmente, Les choses e La Vie mode d’emploi, ci sono due piccoli gioielli ancora più calzanti per una biblioteca parigina; il primo è Un homme qui dort, storia di uno studente che improvvisamente perde qualunque interesse nei confronti della vita, passa ore ed ore a fissare il soffitto del suo studio e girovaga oziosamente per tutte le strade di Parigi. Il secondo, vero esperimento letterario, è Tentative d’épuisement d’un lieu parisien: una sessantina di pagine nelle quali Perec cerca – come il titolo lo dice – di annotare tutto ciò che c’è e tutto ciò che avviene in Place Saint-Sulpice.

  1. Calvino esule a Parigi

CalvinoPerché Calvino. Perché Calvino che ha vissuto a Parigi più di dieci anni eppure vi si sentiva “eremita”, come recita il titolo di una raccolta postuma edita da Mondadori. Eremita a Parigi è un libro che di Parigi parla pochissimo, anche perché contiene tanto il “diario americano” dello scrittore che una buona parte di appunti e note del suo periodo francese. Cionondimeno è un libro da avere perché parla di mettere radici, di perderle, di porsi domane sul perché in un luogo e non in un altro. Perché pone tutte le domande (senza dare alcuna risposta) che chi vive “altrove si pone in continuazione. Però mi raccomando, è un po’ la ciliegina sulla torta se avete già letto i suoi romanzi e i suoi saggi, altrimenti… Rimettetevi in pari!

E secondo voi cosa non deve mancare in questa « biblioteca ideale » su Parigi?

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