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Il grande passo, ovvero l’iscrizione all’AIRE

bandiera-italianaLo so, lo so… Sono cinque anni che vivete in Francia, ci lavorate, pagate le tasse al Trésor publique, avete la Carte Vitale e bestemmiate tutte le mattine contro la RATP, eppure non siete iscritti all’Aire. E vivete benissimo lo stesso. Sfatiamo dunque un mito: non solo si può sopravvivere, ma anche vivere alla grande a Parigi senza nessun bisogno di essere iscritti all’Aire.

Perché allora questo articolo?

Perché in teoria l’iscrizione all’Aire è obbligatoria per tutti coloro che trasferiscono la propria residenza all’estero per più di un anno. Il che significa che se son due anni che rimandate dicendo “mo’ lo faccio”… Beh, sì, avreste già dovuto farlo. Ovviamente essendo una cosa obbligatoria sta a voi decidere se fare o meno il grande passo (obbligatorio infatti, secondo il dizionario dell’emigrato-che-vive-alla-giornata, significa “vedi un po’ te se ti conviene, sennò lascia perdere”), questo articolo serve solo a chiarirvi le idee nel caso in cui decidiate di diventare un emigrato di nome e di fatto (e di andare a ingrossare le percentuali degli italiani all’estero che suscitano sempre quelle facce belle contrite negli analisti di Rai Uno).

Questo detto, partiamo dalle basi: che cosa è l’AIRE?

L’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero (abbreviato AIRE) è, come il nome lo dice, il registro dei cittadini italiani che risiedono fuori dal suolo patrio.

 Perché dovreste avere a che fare con la paperasse, nonché col consolato italiano, per iscrivervi a questo magico registro che sancisce il vostro status di emigrato?

Eccetto il fatto che è obbligatorio, i due grossi vantaggi (gli unici, a essere sinceri) dell’iscrizione all’AIRE sono:

  1. Votare dall’estero
  2. Effettuare il rinnovo dei documenti senza dover tornare in Italia (anche perché, se siete come me vi accorgete di avere la carta d’identità scaduta il giorno dopo la scadenza, per cui vi dovete sobbarcare tutta la trafila del “devo tornare in Italia a rinnovare il documento ma con il documento scaduto non posso tornare in Italia… Ma devo tornare in Italia a rinnovare il documento etc.” ab libitum).Come ci si iscrive all’AIRE?

Vi stupirò: nonostante stiamo parlando di burocrazia italiana in Francia (l’apoteosi della complicazione cavillosa, in teoria) l’iscrizione all’AIRE è di una facilità disarmante. Avete bisogno di:

1)      L’apposito formulario debitamente compilato e sottoscritto.

2)      Una fotocopia del passaporto e/o della carta d’identità italiana.

3)      Un giustificativo di domicilio (bolletta della luce, del gas, del telefono, così come qualunque lettera emanante da un ente francese e ricevuta a proprio nome all’indirizzo estero). ATTENZIONE: quando ho fatto la mia domanda di iscrizione si accettavano ancora le dichiarazioni di hébergement. Stando al sito del consolato italiano in Francia questo tipo di dichiarazioni non sono più considerate valide. È anche vero che se sono 10 mesi che vivete in Francia e ancora non avete ricevuto non voglio dire una bolletta, ma una lettera della banca, della Posta o della sécu… Ma che cazzo avete fatto per dieci mesi?

Questo è quanto, prendete tutti i vostri bei documenti, li mettete in una busta, e li inviate al consolato (5 Boulevard Emile Augier  –  75116  Parigi). Se preferite l’informatica al cartaceo mettete tutti i vostri bei documentini in PDF e spediteli a uno di questi due indirizzi (uno solo, non fate i furbi, tanto non serve mandarli a tutti e due):   aire.parigi@esteri.it, elezioni.parigi@esteri.it .

Fatto questo non vi resta che aspettare (un po’): il consolato verifica che tutto sia in regola dopodiché trasferisce i vostri nuovi dati al vostro comune di residenza in Italia che (nel mondo perfetto) vi manda una letterina in cui vi avverte che siete ufficialmente iscritti all’AIRE. Più spesso (è quello che è successo a me), con l’avvicinarsi delle elezioni, spaventati dai prezzi dei biglietti aerei, chiamate il vostr
o comune e vi sentite dire: “Ma certo, signorina, son quattro mesi che non risulta più residente qui!”.

E così, con quella voce dall’accento familiare che risuona nella cornetta del telefono venite a scoprire che il vostro vecchio comune ha tirato una riga sul vostro nome e che siete a tutti gli effetti residenti all’estero. Guardate fuori dalla finestra e piove… Ma chi ve l’ha fatto fare? Poi riguardate i prezzi del biglietto che avreste dovuto acquistare per tornare a votare… Forse in Italia è meglio andarci un’altra volta!

Info: www.consparigi.esteri.it

 

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