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On the road: Italia e Francia alla guida

Desert HighwayVisto che siamo décalées e, del resto, nel nostro precedente editoriale non abbiamo provato onta alcuna nel confessare che noi della rentrée ci facciamo sberleffi, mi sento ora autorizzata a darvi qui un compendio della mia estate trascorsa sulle autostrade italiane e francesi, tra rare espressioni di compiacimento, bestemmioni soffocati e insulti coloriti rimbalzati sul finestrino della mia Clio tutta sgarrupata.

Sono partita in un tranquillo pomeriggio festivo, tale 14 luglio. Cinque ore di bonheur da Parigi al confine svizzero. Autoradio a palla, canzoni stonate, il sole della Borgogna e soprattutto un’autostrada semideserta con quattro corsie libere in cui compiacersi nel vedere la lancetta della velocità oscillare leggiadra e senza scossoni tra cifre che non si possono ripetere in questa sede. A me, che non toccavo il volante di un’automobile più o meno dall’ultima volta che ho pregato l’Ave Maria, tutto è sembrato molto bello e normale. Non sapevo che durante il successivo mese e mezzo in Italia le cose sarebbero andate in maniera molto diversa.

Onde evitare accuse di sadismo da parte dei miei numerosi amici liguri, mi asterrò da commenti poco lusinghieri sulla condizione delle strade tra Genova e dintorni, e mi limiterò a qualche considerazione disordinata sul comportamento dell’italiano medio alla guida, lanciandomi altresì in un parallelo, scontato ma doveroso, con quello dell’ingiustamente bistrattato cugino francese.

A seguito di un lungo periodo di osservazione, posso affermare con certezza, e spalleggiata dal rigore scientifico della mia ricerca, che le derive insolenti del guidatore italiano sono numerose e inscrivibili in categorie sociali non riscontrabili nell’omologo francese, con l’eccezione di alcuni casi isolati, nella fattispecie, il corso.

Tra queste:

Quello che ti sta attaccato al culo:

ITALIA

La categoria sociale in questione descrive quel tipo di guidatore che, per usare un eufemismo, va di fretta e/o ha bisogno di esternare, attraverso la potenza del suo veicolo, la sua presunta virilità.

Mi rendo conto che tu abbia bisogno di dare un senso all’acquisto fuori luogo della tua auto sportiva che, in tempi normali, non ti serve che a compiere il breve percorso tra il lavoro e la tua villetta a schiera, ma io avevo cominciato il sorpasso quando tu ancora stavi entrando al casello dell’autostrada, capisci?, e ora, anche con tutta la buona volontà, sono costretta a portarlo a termine, altrimenti causerei un incidente molto grave. Il fatto che tu mi stia attaccato al culo scaturisce per unico effetto quello di far nascere in me il desiderio di inchiodare.

FRANCIA

Non pervenuto.

Quello che supera a destra:

ITALIA

Molto spesso sovrapponibile a “Quello che ti sta attaccato al culo”, questo individuo condivide col precedente la smania di arrivare per primo e di manifestare al popolo dell’autostrada la sua immensa fighezza, che crede misurabile in chilometri orari. La modalità operativa di “Quello che supera a destra” segue di norma il seguente schema: attaccarsi al culo, lampare, lampare ancora, superare a destra. Questa tipologia di guidatore però non sa che, anche una volta compiuta la sua azione rischiosa, si troverà alle prese con una coda di automobili a loro volta incolonnate dietro una Cinquecento del ’52 che cerca di superare quattro TIR e un camper a una velocità compresa tra i 70 e gli 80 chilometri all’ora.

FRANCIA

Non repertoriata.

Quello che non mette la freccia:

ITALIA

Tale individuo pare ignorare i benefici di un’invenzione tuttavia estremamente utile all’umanità.

Vedi, caro automobilista maleducato, se tu non metti la freccia, io non posso sapere che stai per effettuare un sorpasso e non sono dunque in grado di reagire di conseguenza. Il tuo comportamento irrispettoso, qualora associato al sorpasso in prossimità del mio arrivo, è doppiamente rischioso e moltiplica vertiginosamente il rischio di morte certa nel caso in cui io non abbia i riflessi abbastanza pronti per evitare un tamponamento.

FRANCIA

Non c’è, ve lo giuro.

Quello che sta in mezzo:

ITALIA

Un’idea per risparmiare soldi pubblici potrebbe essere quella di costruire soltanto autostrade a due corsie, lasciando perdere la terza, che tanto non serve. Tutta colpa di “Quelli che stanno in mezzo”, tipologia di guidatore che in Italia è maggioritaria. In base ai miei studi, infatti, almeno il 90% degli automobilisti dello Stivale appartiene a questa categoria. Nonostante l’invito ad occupare la corsia libera più a destra campeggi spesso e volentieri sui pannelli luminosi al di sopra della carreggiata, soltanto i tricicli e le macchinine telecomandate sembrano accoglierlo di buon grado. Tutti gli altri, anche qualora la velocità ridotta oppure la strada deserta potrebbero costituire una buona ragione per avventurarsi nella prima corsia (questa sconosciuta), preferiscono rimanere di impiccio in mezzo. Il perché lo sa il cielo.

FRANCIA

A differenza dell’italiano, il conducente francese è in grado di dare un senso alle tre corsie dell’autostrada.

Quello che supera i limiti di velocità:

ITALIA

No comment.

FRANCIA

Unica categoria, tra quelle presenti in questa lista, riscontrabile anche oltralpe, “Quello che supera i limiti di velocità” ha tuttavia in Francia un impatto molto meno deleterio rispetto al suo omologo italiano, poiché al suo comportamento dannoso non viene associata alcun’altra delle devianze precedentemente elencate.

Morale della favola: in Francia ho nominato invano il nome di dio una quantità molto inferiore di volte rispetto a quanto io sia stata costretta a fare, mio malgrado, in terra natia.

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