Le ultime

Parigi zero rifiuti

In Francia, nel 2013, sono state raccolte 37,7 milioni di tonnellate di rifiuti domestici o assimilati. Stando a questo dato, ogni abitante dell’Esagono produce in media più di 500 chili di spazzatura all’anno, fra gli scarti della vita domestica vera e propria e quelli derivati indirettamente dalle attività di ristorazione, dei servizi e dell’artigianato. Considerato che a Parigi il bidone dell’umido nemmeno esiste e che il tri sélectif è davvero molto sélectif, la parte d’immondizia che può essere riciclata è davvero minima. Se a ciò si aggiunge il fatto che anche il riciclo, come la produzione, richiede un elevato consumo di energia, il conto è presto fatto: i rifiuti è meglio non produrli proprio. Ne hanno preso coscienza in molti in questi ultimi anni e sempre di più si sente parlare di iniziative zero rifiuti, o «zéro déchets», come si dice da ‘ste parti.

In teoria è piuttosto semplice: basta acquistare prodotti senza imballaggi, fare la spesa utilizzando barattoli riciclati al posto dei classici involucri usa e getta, ricordarsi di andare al mercato con la propria borsa e cucinare a casa il più possibile per evitare di mangiare cibi pronti venduti in involucri di plastica o contenitori di cartone.

Più facile a dirsi che a farsi. Nei supermercati, sacchetti di plastica o fragili sostituti cartacei troneggiano a disposizione della clientela finanche nel reparto frutta e verdura. Shampoo, balsamo, docciaschiuma, sapone liquido per le mani, dentifricio, crema idratante e schiuma da barba sono altrettanti contenitori da smaltire nei rifiuti. Dai biscotti alla pasta, dai cereali al prosciutto, dal formaggio allo zucchero: ogni prodotto, un imballaggio. Da questo punto di vista, la prospettiva è agghiacciante: ogni supermercato in fondo non è che un ammasso di monnezza.

Nonostante qualche blanda iniziativa, come eliminare le borsette di plastica gratuite con altre (meno pratiche) a pagamento, oppure installare dispenser di prodotti sfusi con relativi sacchetti a disposizione, l’universo parigino della vendita al dettaglio è assai lontano dall’utopico zero rifiuti. Esistono però alcune oasi di sincero interesse alla problematica dove è possibile, e non per finta, acquistare cibo, prodotti di bellezza e per la pulizia della casa senza relativo imballaggio.

Day by day

È una catena francese di alimentari in franchising che vende soltanto prodotti sfusi. Alimenti freschi esclusi, Day by day offre più o meno tutto ciò che si può trovare in un comune supermercato, ma senza imballaggi. Niente frutta e verdura quindi, e nemmeno carne né pesce, ma vari tipi di tè, tisane e caffè, pasta, riso e cereali, legumi, farine, zuccheri, frutta secca, olio, vino e spezie, oltre ai prodotti per la casa e l’igiene personale. Ogni negozio è indipendente, ma i prodotti sono scelti fra una lista di fornitori non per forza tutti bio, ma rigorosamente francesi e per lo meno sensibili alle problematiche ecologiche dell’insegna. Tutto è sfuso, si può arrivare in negozio con i propri contenitori, da pesare in cassa prima di cominciare a riempirli, oppure si possono utilizzare i barattoli messi a disposizione gratuitamente. Quanto ai prezzi, dipende dai prodotti, ma per gli alimenti di base restano corretti.

I negozi bio

A prescindere da ogni considerazione sull’etica e i prezzi proposti da ciascuna catena, tutte le varie insegne bio della capitale propongono generalmente dei prodotti sfusi. Biocoop, La Vie Claire, Bio c’ Bon, Les Nouveaux Robinsons, Naturalia hanno praticamente tutti un reparto dedicato a cereali, pasta, legumi, biscotti e frutta secca non imballati. I sacchetti di carta a disposizione possono essere riutilizzati o sostituiti con buste leggere di tela, da comprare o fabbricare.

La Maison du Zéro Déchet

Inaugurata durante l’estate 2017 in un ampio spazio ai piedi della butte di Montmartre, la Maison Zéro Déchet è anche la sede di Zero Waste France. Più che un negozio, si vorrebbe un punto di riferimento per la sensibilizzazione e l’educazione a uno stile di vita zero rifiuti. Tuttavia, gli atelier a 10 euro per «andare alla scoperta del vermicompost» oppure il masterclass su come «lanciare sul mercato un prodotto zero rifiuti» ci lasciano perplessi sull’autenticità dell’iniziativa. Per di più, visti i prezzi degli oggetti in vendita, – a sentir loro – passaggio ineludibile verso uno stile di vita zéro déchet, ma acquistabili altrove alla metà del prezzo, ci sentiamo un po’ presi in giro. Fuggire.

Lush

Società specializzata nella cosmesi, Lush commercializza prodotti per l’igiene della persona che assicura fatti a mano, con prodotti freschi, vegetariani e non testati sugli animali. Attenzione, però, Lush non è una marca bio: per la produzione dei suoi saponi si serve anche di prodotti di sintesi. Fatta questa precisazione, c’è da dire che dal punto di vista dello zéro dechet resta un’insegna piuttosto virtuosa. Nei suoi negozi oppure on line, si possono acquistare prodotti privi di imballaggi, come per esempio shampoo e balsamo solidi e saponette di buona qualità. La mercanzia non è regalata.

Le Réservoir Bio

Arroccato in cima alla rue de Belleville, a metà strada fra Pyrénées e Jourdain, il Réservoir Bio è una minuscola épicerie che contiene al suo interno praticamente tutto l’occorrente per una vita a zero rifiuti. Frutta e verdura, dispenser con cereali, pasta, legumi, frutta secca, tè e caffè per riempire la dispensa; shampoo e dentifricio solidi, spazzolini biodegradabili e saponette per l’igiene della persona. Anche se alcuni sacchetti restano a disposizione gratuitamente, si può fare la spesa portando i propri contenitori da casa e/o riutilizzando di volta in volta quelli di tela acquistabili al negozio. Infine, come in vero negozietto di quartiere, il gestore è sempre pronto a dare un consiglio o scambiare una parola con i clienti.

Share Button

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*