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Prima che Parigi bruci

UrloFumare, bere alcolici, mangiare in modo irregolare, non fare sport, bere troppi caffè… la lista delle cattive abitudine che ho preso nel corso della mia vita è una lunga litania, lo ammetto. Eppure, ultimamente, i più grossi problemi non mi vengono da uno stile di vite che potremmo eufemisticamente definire come “poco sano”, ma da una consuetudine che avevo sempre valutato positivamente: ascoltare la radio.

Anche leggere i giornali online e acquistare i quotidiani in edicola sono elementi che rientrano nel mio nuovo malessere, ma il vero colpevole, se vogliamo dargli un nome e cognome è uno solo: France Info. La mattina, appena alzata, il mio primo riflesso è accendere la radio, per ascoltare le notizie. Così, mentre ancora brancolo verso la cucina alla ricerca di caffè, nel mio appartamento si riversano, come un carico di sabbia scaricato da un camion, inondazioni, casi di contagio di malattie esotiche, assassinii, riforme costituzionali e summit di pace. Non contenta, durante i pasti, probabilmente memore di quando in Italia pranzavo di fronte al TG3, riaccendo i miei amici di France Info, che mi ripropongono approfondimenti e interviste sui temi più caldi del momento. E, per finire la giornata in bellezza, cosa c’è di meglio di un bel giro sui principali siti delle agences de presse, giusto per non farsi mancare niente? Ormai sono quasi quindici anni che seguo l’attualità, per cui in sé il fatto di ascoltare il Giornale Radio non dovrebbe farmi più effetto di un bicchiere di vino prima di cena, e invece, subdola e cattiva si è insinuata in me una nuova malattia: il panico da news.

Io non so se la colpa è da attribuirsi al giornalismo francese, ai tempi che corrono (che di ansiogeno hanno abbastanza), o a France Info stessa (ché, sinceramente, ogni quarto d’ora riascoltare i titoli del notiziario ti fa entrare in un loop psichedelico da cui non si esce vivi), però – complice la mia ipocondria e il cambio di stagione – ultimamente ho stilato una nuova lista delle mie ansie, e la aggiorno continuamente (aggiungendo, una volta inserite in lista le paure restano lì a tormentarmi il cervello). Tra queste la mia nuova Top Ten comprende (giusto per citarne alcune) l’ebola (in primis), il terrorismo internazionale (abbondantemente secondo), una nuova guerra nucleare, il deragliamento della RER B (anche se non la prendo quasi mai, ma è una paura viscerale) e la riforma dell’Assurance Chomage.

Certo, da un lato sono io che, intossicata da un eccesso di news, sono diventata ipersensibile a questi soggetti: ma vi assicuro che anche i notiziari, i toni dei giornalisti e i titoli dei quotidiani non aiutano. Ma, sinceramente, sono davvero la sola che ha una fifa blu per tutta questa storia dell’Ebola? Quando, tre giorni fa, un caso sospetto è stato ricoverato all’ospedale Bichat, che è dietro casa mia, ho elaborato quattro diversi piani di salvataggio nel caso di un focolaio di malattia nel mio quartiere, mescolando i vaghi ricordi del racconto della peste a Milano da parte del Manzoni, le due nozioni di biologia che mi sono rimaste, e tutto quello che ho imparato dai film americani sulle catastrofi naturali.

Tra emergenze sanitarie, venti di guerra, embarghi incrociati, appelli all’assassinio dei francesi, recrudescenze fascistoidi nella politica interna… Convinta di essere in un remake allucinato degli anni ’30 ho iniziato a paventare una guerra globale. Come volevasi dimostrare, un paio di settimane fa compro il Courrier International e… Ecco la prima pagina!

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Che dire? Dopo un paio di settimane di panico e paura ho iniziato a rassegnarmi. Prima di tutto ho ridotto la dose di France Info, anche se non è stato facile. E poi, ormai assodato che la fine del mondo è alle porte, mi son data l’obiettivo di approfittare al massimo del tempo che resta. A ‘sto punto ma chi me lo fa fare di far la dieta e andare in palestra se tra sei mesi arriva l’apocalisse?! Tanto vale ritornare alle mie care vecchie cattive abitudini senza preoccuparmene più troppo, come si rimettono le pantofole una volta rientrati in casa la sera!

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