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Questione di abitudini

All’inizio, non appena arrivato, quando ancora lo shock culturale è forte, pensi che non riuscirai mai ad abituarti alla vita a Parigi. Tutto ti sembra un ostacolo insormontabile al tuo percorso di integrazione nel modus vivendi di questa città: “non riuscirò mai ad abituarmici” è la frase che utilizzi più spesso in un primo momento. Riferito a cosa? A tutto: le dimensioni degli appartamenti, i prezzi degli affitti, il frenetico via vai della metro, il freddo l’inverno, il freddo l’estate, le insopportabili abitudini lessicali dei parigini, quali – ad esempio – sbuffare al posto di donare una qualsivoglia risposta.

Ma poi i mesi passano e lentamente tutti questi “ostacoli insormontabili” iniziano a entrare nella tua routine, tanto che perfino al supermercato le differenze tra il tuo carrello e quello dei tuoi concittadini francofoni iniziano a essere quasi impercettibili (hai di nuovo comprato la Crème fraîche?). Ormai vivere in 16 metri quadri per 500 € al mese ti sembra un affarone, sai esattamente a quale altezza del treno salire per cambiare velocemente tra una metro e hai l’abbonamento a Les Inrocks. Eppure esistono cose alle quali ancora non hai fatto l’abitudine. Ecco la lista delle cose alle quali, nonostante i miei 4 anni a Parigi ancora non mi sono abituata (e alle quali, verosimilmente, non mi abituerò mai):

 

  1. La compote. Ho già dei seri problemi a concepire l’esistenza del prodotto in sé (se vuoi una mela mangiati una mela, perché dovresti volere una pappetta confezionata nei vasetti dello yogurt?), ma quello che trovo veramente inconcepibile è che degli esseri umani adulti, che dovrebbero ormai aver completato da tempo la fase della dentizione la scelgano in quanto dessert in pausa pranzo.007114
  2. L’Insalata. A proposito dell’insalata voglio che mi si spieghino almeno tre cose: A. Ma perché cazzo non la tagliano? B. Per quale ragione te la mettono nel piatto ancora con le radici? C. Esiste un solo bar di questa città in cui non la condiscano con la senape?
  3. Le sedie ai tavolini dei bar. D’accordo, durante la belle époque ci si sedeva sulla terrasse dei bar e dei bistrot per veder passare il bel mondo, ragione per la quale le sedie erano tutte girate dalla stessa parte. Ma oggigiorno al massimo puoi veder passare nugoli di turisti e un po’ di traffico se il locale dà su una strada. Senza contare che essere in più di due pone problemi di geometria dalla soluzione impossibile.    Terrasse de brasserie
  4. La baguette nel fogliolino. Lungi da me tirar fuori vecchi cliché sul parigino col basco e la baguette sotto braccio (giuro di non aver mai visto nessuno con la baguette sotto braccio in giro, ma forse non sono abbastanza attenta…), però è vero che la baguette spesso viene venduta incartata unicamente in una piccola striscia di carta dove prenderla con le mani. E poi ti domandi perché la finisci sempre prima di rientrare in casa…
  5. Il prosciutto venduto a fette. Sempre per restare in ambito alimentare: “quante fette?” Ma come quante fette? Ma che ne so io di quante fette di prosciutto voglio? Lo so benissimo che nelle confezioni già pronte quattro fette sono 80 grammi, ma il macellaio che ti chiede “quante fette ne vuoi?” mi manda sempre fuori di testa, e ogni volta la mia risposta rimane “visto che lo pago a peso, e non a fette, me ne faccia un etto e mezzo per cortesia”..
  6. Il digicode. Per quanto mi riguarda è follia allo stato puro. E se vi pare tanto comodo è perché non avete mai cercato il messaggio col benedetto codice sotto una pioggia torrenziale, con l’ombrello tenuto in bilico tra la spalla e il muro, una bottiglia di vino e una confezione di macarons in mano.
  7. L’assenza di bidet. Lo so, lo so… Questo mi fa rientrare a pieno titolo nel cliché dell’expat che si lamenta dell’igiene dei francesi. Però vi assicuro: quando intorno al tavolo di un bar la conversazione coi tuoi amici italiani verte per circa un quarto d’ora sul senso in cui usano il bidet (da davanti o da dietro?), significa che quell’oggetto per noi tanto banale… Ci manca davvero!libro su bidet
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5 Commenti su Questione di abitudini

  1. Mah, non so se alcune di queste cose siano prerogativa dei francesi. Per dire, i salumi a fette li vendono anche in Germania. E anche il gelato a palline, ce l’hanno il gelato a palline i francesi? Cioè, non dici “Un gelato da due euro”, ma “Un gelato da due palline”. Secondo me è per essere uniformi e omogenei in tutto…

    E comunque a me la compote piace: vuoi mettere la comodità di non dover sbucciare una mela?? ;-D

  2. Ciao! Io sono francese, e vivo a Roma. Mi sono divertita a la lettura di quest’articolo, bello !
    Allora dal mio punto di vista di citadina francese vorrei dire che non si mangia una compote per pigrezza di non sbuciare la mela, ma perché è buono 🙂 ha tutto un altro gusto, poi si deve provare quella fatta in casa… o quella di fragole, o di castagne… è diverso da una mela.
    Per la carta sulla baguette, magari ti incita a mangiare tutto il pane ma io invece non capisco perché in italia, quando compro il pane (ma anche tante altre cose) bisogne incartarlo, poi metterlo in un saccheto, poi in una borsa di plastica. Sicuro cosi che non prova a scaparsi, pero devo buttare un sacco di cose una volta che l’ho mangiato.
    Per la fette di prosciutto è simplice : se siamo 5 ospiti, e che voglio fare 5 crêpes salate, bisogno 5 fette, non 4… allora ne chiedo 5 😉
    Invece vado daccordo con il discorso sul digicode, e infatti in altre città non si trova, è una cosa assai parigina.
    Per le altre cose non ho spiegazione, soppratutto per il bidet, eterno soggeto di incomprension tra francesi e italiani (o tra italiani e il resto del mondo ?)

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