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Turisti a Parigi

Tu, trasferito in città da qualche mese, da qualche anno o da qualche lustro, hai imparato a individuarlo: il segnale è dato al rumore del pariginissimo sbuffo che esce in maniera quasi inconsapevole dalla tua bocca allorché lo ritrovi malauguratamente sul tuo cammino mentre desidereresti soltanto librarti in volo, visto il ritardo con il quale stai disperatamente cercando di andare al lavoro; lo riconosci dall’inspiegabile lentezza con la quale affronta la vita, uno stato d’animo che ritrovi in te, e non senza stupore, soltanto il giorno dopo il rientro dalle vacanze e in nessun altro momento, nemmeno la domenica; ne indovini la presenza dinanzi a un nostalgico basco indossato ingenuamente con la stessa boriosa soddisfazione di chi sta sfoggiando un costoso capo d’abbigliamento all’ultimo grido; hai la matematica certezza che sia lui quando non si schioda dal lato sinistro delle scale mobili. E’ il turista.

Che poi, poverino, fa pure tenerezza. Lo abbiamo detto e ribadito più volte: non ci fossero i turisti, che con le loro pregiudizievoli credenze ricreano nella propria testa una Parigi che non esiste, questa città avrebbe poco dell’immagine romantica che ne fa la meta agognata da fidanzatine in attesa della fatidica proposta, novelli sposi in viaggio di nozze, coppie rodate alle ricerca di svago, giovani armati di lucchetto e pennarello indelebile.

Per lavoro mi capita di incrociarne un bel po’ di turisti. Italiani, spagnoli, tedeschi, australiani, statunitensi, le richieste sono sempre le stesse: come si fa ad andare alla Tour Eiffel? E a Versailles? E a Euro Disney? Come si fa a salire a Montmartre? Sono lontani gli Champs Elysées? Posso prenotare un biglietto per il Louvre su internet? Per fortuna che a volte la routine è intervallata da domande piuttosto bislacche che hanno il merito, se non altro, di risvegliarmi da questa routine la cui massima trasgressione consiste nell’azzardare una tappa al Quartiere Latino: tipo quando mi si chiede a che ora apre la place du Tertre, dove si trovi la Bastiglia o se, dal 18°, si possa andare a piedi fino alla Tour Eiffel.

Che tenerezza. Soprattutto perché in fondo dispiace sapere la Parigi dei turisti è una città posticcia che non corrisponde minimamente, nel bene e nel male, a quella che noi viviamo quotidianamente e della quale abbiamo imparato a conoscere e ad amare pregi e difetti, una Parigi scorbutica, incazzata, grigia, sempre di fretta, ma che anche dopo anni ci sorprende, ogni tanto, svelando qualche insospettabile angolo nascosto, nella quale ci sentiamo nessuno in mezzo a tanti, dove tutti se ne fregano e sfrecciano via, ma dove il saluto del boucher quando passiamo al mattino o il sorriso del barista al caffè all’angolo, che ci guarda entrare sapendo già quello che prenderemo, valgono mille volte di più e ci fanno sentire a casa.

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