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Una moneta locale a Parigi?

« Une tradition et deux croissants s’il vous plaît !

Y’a une offre, trois croissants à deux euros, ça vous tente ?

Bon, ok, faisons trois »

Ok, fino a qui niente di strano, siamo d’accordo. Quello che però potrebbe presto cambiare, se abitate a Parigi, è che a questo punto potreste chiedere alla boulangère “vous acceptez la monnaie locale, n’est-ce-pas?” per poi scambiarvi dei biglietti che euro non sono, ma con cui si può pagare lo stesso.

Avete indovinato: presto Parigi potrebbe avere la sua moneta locale, come già Lione, Brest, Rennes e molte altre città e dipartimenti in Francia. Per saperne di più abbiamo intervistato Lucas Rochette-Berlon, presidente dell’associazione Une monnaie pour Paris e Théophile Robineau, portavoce della stessa. La prima cosa che salta agli occhi, non appena iniziamo a parlare, al tavolino di un bar, è l’entusiasmo che li anima; la seconda è la loro determinazione.

Version 2Lucas viene da Marsiglia, dove ha iniziato a militare in diverse associazioni politiche ed ecologiche fin da giovanissimo: “a un certo punto, però, mi sono detto che anche se sono importanti tutte le proiezioni a lungo termine per le quali ci battiamo, raramente facciamo qualcosa che abbia un impatto diretto e concreto sul quotidiano delle persone. Ecco da dove è nata l’idea di una moneta locale. Una moneta locale tocca contemporaneamente più aspetti della società: l’economia, certo, ma anche l’ecologia, l’assetto sociale e democratico di una comunità.” “Lucas – aggiunge Théophile –ha iniziato a parlarmi del suo progetto intorno a un caffé, poi ad un altro… Non ci è voluto molto a convincermi, perché per me l’impatto ecologico di una moneta locale è inestimabile. Tutti i progetti di transizione ecologica di cui avevo letto sembravano pensati per delle regioni rurali. Ma per me il nervo della guerra rimane l’economia delle grandi città.”

E non è stato soltanto Théophile a farsi convincere, visto che dopo la prima riunione – il 24 gennaio – se ne sono succedute molte altre, all’ultima delle quali hanno partecipato diverse decine di persone. “Adesso continueremo le riunioni pubbliche, con i cittadini, le istituzioni, le aziende e le associazioni; seguite dai referendum per la scelta del nome e dei criteri della moneta – mi spiega Lucas – l’obiettivo è quello di poter iniziare a scambiare la moneta locale tra un anno, intorno al settembre 2017.”

Sottrarre l’economia locale alla morsa della speculazione finanziaria, rilocalizzarla, rilanciarla, generare ricchezza che rimane sul territorio: gli obiettivi del progetto Une monnaie pour Paris sono ambiziosi.

Ma in pratica come funziona?

une-monnaie-pour-paris-bureauUna moneta locale complementare è uno strumento che si affianca alla valuta riconosciuta dallo Stato e che permette di effettuare scambi di tipo commerciale. Per metterla in circolazione la tesoreria deve avere un fondo di riserva di valore pari alla valuta locale in circolazione sul territorio: cento mila unità di moneta locale in circolazione = cento mila euro in tesoreria. Ed ecco la prima grossa differenza con le banche private: “la stragrande maggioranza del denaro in circolazione – mi spiega Théophile – non esiste. Si tratta semplicemente di una serie di uno e zero scritti su un computer.”

“Secondo i nostri criteri – continua Lucas – noi saremo tenuti ad avere in riserva in euro il 100% della moneta in circolazione. Le banche private, invece, sono tenute ad avere in riserva il 2% del denaro “emesso” in circolazione.”

Dal che è evidente – perfino per me che ho fatto lettere e filosofia e l’economia l’ho studiata sui fumetti di Paperino – che il 98% del denaro che una banca vi dice di avere è virtuale. Ecco perché quando – crisi di fiducia oblige – tutti i risparmiatori si precipitano in banca a reclamare i propri soldi quest’ultime chiudono il bandone.

Inoltre, nel caso di una moneta locale “I fondi depositati non possono essere investiti se non in progetti locali: questo permette di raddoppiare la moneta in circolazione. Da un lato la moneta locale che, in mano ai commercianti ed ai privati permette gli scambi; dall’altra il fondo di tesoreria che permette gli investimenti, ma entrambi sono bloccati sul territorio e sottratti alla speculazione.”

monnaieUna moneta locale si basa su un accordo volontario, e questo permette di creare delle regole per decidere chi, tra commercianti e imprese, ha il diritto di farne richiesta – ed è qui che entra in ballo l’aspetto più interessante della questione. “Nonostante ancora non sia stato deciso niente ufficialmente – precisa Lucas – perché aspettiamo di ascoltare l’opinione di cittadini e commercianti; probabilmente ci saranno alcuni criteri sui quali non si può negoziare, come vendere armi o OGM che escludono automaticamente dalla possibilità di beneficiare della moneta locale.” E al di là di questi? “Vista la complessità della realtà parigina – spega Théophile – pensiamo di proporre una lista di criteri: ogni azienda o commercio che vuole entrare a far parte della moneta locale dovrà rispettarne almeno un tot.”

In concreto i criteri saranno di ordine ecologico (prodotti bio, a kilometro zero, senza OGM; uso di fonti energetiche rinnovabili; raccolta differenziata), ma anche sociale ed economica (ad esempio avvantaggiando le imprese che hanno un’assetto economico di tipo cooperativo, o che assumono a tempo indeterminato una certa percentuale di impiegati). Un’altra delle proposte – ancora da approvarsi – è quella di spezzare il processo in più tappe intermedie: i primi due anni, per esempio, alle aziende è concesso di accedere alla moneta locale con cinque criteri su dieci, sapendo che per rinnovare la licenza dopo due anni sarà richiesto di rispettarne sei (sempre a titolo d’esempio).

“Il che – conclude Lucas – ci permettererà di accompagnare nella transizione ecologica delle imprese motivate ma che hanno ancora dei traguardi da raggiungere, piuttosto che labellizzare le poche, spesso militanti, che rispettano fin da adesso tutti i criteri.”

Se il tema vi interessa potete leggere la nostra intervista completa (in francese)!

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