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A zonzo tra i quotidiani francesi

journeauxUna delle cose che amo di più in assoluto è scendere al mattino per andare al lavoro e trovare il mio quotidiano ad aspettarmi nella cassetta della posta, fresco come un croissant appena sfornato. Entrare in metro e trovare un angolino per sfogliarne le pagine e vedersi scorrere sotto gli occhi, in una mezz’oretta di tragitto, gli ultimi intrighi politici, l’essenziale dell’attualità internazionale e un paio di polemiche sterili (ma divertenti) sulle uscite infelici di un qualche politico di bassa lega.

In altre parole: sono una malata di abbonamenti a giornali e riviste. Quotidiani, settimanali d’informazione, riviste femminili, mensili di approfondimento… Quando si tratta di sottoscrivere abbonamenti vari non c’è nulla che mi fermi (col risultato, poi, di leggere solo le prime quattro pagine del Courrier International e i titoli grossi di Grandes Reportages…). Niente di più naturale, quindi, per sentirmi veramente a casa, di trovare i miei giornali di riferimento anche qui a Parigi (anzi, solo qui a Parigi, se vogliamo essere onesti, perché quando torno in Italia non so proprio più cosa leggere e finisco per acquistare pile e pile di quotidiani nella speranza – continuamente delusa – di restare piacevolmente sorpresa da uno qualunque della pila…)

La missione, però, non è delle più facili: tra editorialisti pretenziosi, langue de bois, scarso spazio dato all’internazionale, relativa pronitudine (inutile che cerchiate sulla Treccani, questo termine non esiste, anche se dovrebbe) al potere, i giornalisti – e di conseguenza i giornali – francesi non si dimostrano esenti dai tanti difetti dei quali siamo soliti accusare i loro colleghi italiani. Non essendo ancora riuscita a trovare la quadratura del cerchio (nella fattispecie un quotidiano che dia sufficiente spazio agli argomenti che mi interessano, che non sembri scritto né da da un liceale né da un Azzeccagarbugli francofono e che rifletta, almeno in parte, una liea editoriale vicina alle mie posizioni) non ho risposte pronte alla domanda: « Cosa leggere a Parigi per tenersi informati? » In compenso posso proporvi i risultati (ancora parziali) delle mie ricerche.

Cari lettori di Parigi Grossomodo, ecco a voi una breve guida alla stampa quotidiana francese (per i periodici facciamo un’altra volta, che è meglio!).

Il Corriere della Sera d’oltralpe, lo sanno anche i bambini, è Le Monde, giornale di riferimento della stampa francese. Nato all’indomani della seconda guerra mondiale (in Francia quasi tutta la stampa subì un radicale rinnovamento dopo la fine della guerra, a causa del divieto di pubblicazione sancito per tutti i giornali accusati di collaborazionismo con gli occupanti tedeschi), Le Monde è, da allora, il giornale dell’establishment e della buona borghesia francese. A differenza del Corsera, però, il giornale fondato da Hubert Beuve-Méry si è spostato politicamente, negli ultimi anni, verso posizioni di centro sinistra. Accurato, complesso, volutamente elitista nella lingua e nello stile Le Monde è decisamente un bel giornale, ricco di firme prestigiose e di decriptages ben fatti: i suoi difetti? Si tratta di un giornale un po’ “pesante” da leggere, specie per un non madrelingua, e – può sembrare una banalità, ma è la ragione per la quale la mia storia d’amore da abbonata con questo giornale è finita – è un giornale “della sera”: esce nei chioschi intorno alle due di pomeriggio, e viene distribuito agli abbonati a partire da quell’ora. Niente rito del mattino, giornale e metropolitana… Insomma, non faceva per me!

le mondeSe Le Monde si attesta su un centro sinistra moderato a fargli da contraltare a destra troviamo Le Figaro. Il più vecchio giornale francese ancora pubblicato è la roccaforte dei conservatori di destra e centro destra (attualmente il proprietario è un deputato dell’UMP): diciamo che per ragioni di appartenenza politica non è mai stato in lizza per diventare il mio giornale del cuore, ragione per la quale non mi permetto di dare giudizi in merito (se non che ribadire che appartiene a un deputato dell’UMP…). Dall’altra parte, per completare questo trittico, troviamo Libération. Quotidiano detto socialista, fondato negli anni ’70, è stato mio compagno di viaggio in metro per qualche mese. Purtroppo tra di noi non ha funzionato: lo stile troppo disinvolto, poco approfondimento per quanto riguarda la politica internazionale e quel fastidioso “strizzare l’occhio” a un lettorato di bobo e gauche caviar hanno guastato la nostra intesa… Addio Libé, è stato bello finché è durato! Prima che dimentichi: magari non è il giornale della vostra vita ma le pagine culturali non sono male e il mercoledì sono dedicate al cinema… Magari non sarà il compagno di tutti i giorni ma nessuno ci vieta di averci rapporti occasionali!

Ancora più a sinistra troviamo L’Humanitè, quotidiano comunista: ammetto di non aver mai avuto il coraggio di comprarlo, ma ogni volta che mi è accaduto di sfogliarlo ho avuto l’impressione di assistere a un’assemblea generale della Fiom. Nel 1976. Per completare il quadro dei quotidiani politicizzati degni di nota non ci resta che La Croix (immagino che ne indoviniate l’orientamento senza bisogno di grandi indizi).

Due quotidiani economici si contendono i lettori interessati alla finanza, Les Echos e La Tribune, mentre per tutti gli appassionati di sport, che siano supporter del PSG o dell’OM il giornale di riferimento è sempre e solo L’Equipe (che tra l’altro ha recentemente lanciato il proprio canale TV, segno che non tutta l’informazione è in crisi…)

E adesso provate a indovinare: qual è il quotidiano più venduto in Francia? L’autorevole Le Monde forse? Libération, fondato sotto l’egida di Jean Paul Sartre in Persona? Le Figaro, il più vecchio quotidiano ancora esistente? No. Le Parisien/ Aujourd’hui en France. (La testata è Aujourd’hui, che si declina in una decina di versioni regionali: Le Parisien è ovviamente la versione della capitale).

Le Parisien. Ma come? Dico io. Il giornale che trovate da Franprix accanto alle casse e che fa titoloni del tipo “Il 75% dei francesi è stanco delle tasse”, “Caldo da record!” (in estate), “Freddo polare!” (In inverno). Il giornale dei Faits divers, dei cani abbandonati in autostrada ad agosto e delle diete magiche per rimettersi in forma dopo le feste. In pratica lo Studio Aperto dei quotidiani francesi. Però è anche vero che costa 90 centesimi, che – appunto – lo si trova alle casse dei supermercati… E che non tutti, magari, sono dei rompicoglioni come me.

Per cui, cari miei, voi fate la vostra scelta e io… Continuo a cercare il quotidiano dei miei sogni, affogando nel frattempo, la frustrazione della ricerca infruttuosa in frequenti overdosi di giornali tra i più disparati…

giornale

E spesso discutibili!

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4 Comments on A zonzo tra i quotidiani francesi

  1. Come caschi a fagiuolo! Sto giusto cercando di scegliere a cosa abbonarmi 🙂
    Presumo ne uscirà vincitore il Courrier International, anche se le pagine culturali di Libération in effetti… aaah, li voglio tutti!

  2. Grazie, molto utile questa panoramica.
    Per me, che leggo un po’ per curiosità e molto per tenermi in esercizio 8quindi leggo acriticamente, se mi passi il termine), il più accattivante è Le Parisien.

  3. Bel panorama sui quotidiani francesi ! Io devo dire che ho gettato la spugna e l’amore l’ho trovato in un mensile, ma buona ricerca.

    Per amore d’equità vorrei precisare che se Le Figaro è posseduto da un deputato UMP (ops pardon, Les Républicains) che accessoriamente è anche il PDG del Gruppo d’Assault, il caro giornale di Sartre dal canto suo è stato acquistato nel 2005 dal gruppo Rothschild e dal 2014 appartiene a 50% a Bruno Ledoux (Groupe Colbert) e a 50% a Patrick Drahi (Altice –SFR-Numéricable).

    Certo non sono dei partiti politici, ma non so quanto più “libero” sia un giornale che ha come padrone Edouard de Rothschild.

    Se no consiglio l’ottimo documentario Les nouveaux chiens de garde del 2011 per una visione (critica) della presse e dei media francesi 😉
    E poi mal comune mezzo gaudio, ci si rende conto che la situazione dei media non è molto migliore di quella italiana 🙂

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