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A Dinard per il Festival du film britannique

Photo: Loup Coudray

Francia patria di festival cinematografici… Cannes, certo, ma anche (soprattutto?) Deauville, Annecy, La Rochelle, solo per citare alcuni esempi che ben dimostrano l’effervescenza e la varietà dell’offerta culturale in Francia. Tra i diversi Festival più o meno conosciuti ve n’è uno che personalmente considero una vera e propria perla, tanto per la qualità delle proiezioni e degli altri eventi quanto per lo splendido quadro nel quale si tiene: si tratta del Festival du film britannique de Dinard, che da ventotto anni si svolge nella cittadina bretone l’ultima settimana di settembre.

Quest’anno Parigi Grossomodo è partito in trasferta a Dinard per il finesettimana del Festival, il tempo per annusare un po’ che aria tirava, fare una scorpacciata di film e di conferenze e offrirvi un breve resoconto di quanto visto. Eccolo qua!

Dinard

Questa città costiera, incastonata nelle Cotes d’Armor tra Saint Malo e Mont Saint Michel ha goduto del soprannome di Nizza del nord fin dalla Belle Epoque, quando la nobiltà inglese ne fece THE place to be del tempo. Non si contano le famiglie aristocratiche e le teste coronate che ne hanno calcato i vicoli e occupato le spiagge, attirati dalla bellezza della sua costa cosi come dallo charme signorile delle sue abitazioni.

Photo: Loup Coudray

E l’idillio tra questa perla costarmoricana e i sudditi di sua maestà non è mai realmente finito, anzi: da ventotto anni, per cinque giorni durante l’ultima settimana di settembre il lungomare di Dinard si agghinda coi colori dell’Union Jack per celebrare il cinema britannico. E non è certo un caso se la sagoma di Alfred Hitchcock è il simbolo del festival (le cui statuette, infatti, sono gli “hitchcock d’oro”): il grande cineasta, infatti, possedeva anche lui una villa sulla frastagliata costa bretone, proprio accanto a Dinard.

 

 

 

La ventottesima edizione del Festival

Photo: Loup Coudray

 

Questa ventottesima edizione, diretta da Hussam Hindi, si è contraddistinta per la varietà dei film presentati: 25 inediti tra anteprime e film in competizione. I sei film in competizione, come un buon numero di cortometraggi, mostrano un certo ritorno al realismo cinematografico e a una vena sociale importante: è il caso di God’s Own Country, premiato con l’Hitchcock d’oro dalla giuria presieduta dall’attrice e regista Nicole Garcia, e con l’Hitchcock “Coup de coeur” dall’associazione dei distributori indipendenti. Un film che sicuramente potrete vedere in sala (Pyramide assicurerà la ditribuzione del film nelle sale francesi), ambientato in una fattoria perduta nelle nebbie dello Yorkshire, del duro lavoro e delle frustrazioni del giovane Johnny che vi lavora.

Photo: Loup Coudray

Ed è il caso di Pili, vincitore del premio del pubblico, che racconta la storia di una giovane donna, bracciante nella campagna della Tanzania, delle sue difficoltà ad allevare da sola i due figli piccoli e a dissimulare la propria sieropositività ai membri della sua comunità. Un film prezioso, realista senza mai essere crudo, commovente senza mai cedere al lacrimevole, girato impiegando soltanto donne tanzaniane non protagoniste. Una vera perla che purtroppo – però – forse non uscirà in Francia (attualmente il film non ha ancora trovato un distributore francese).

 

 

 

Photo: Loup Coudray

 

I nostri coup de coeur

Se l’interesse principale di un festival di cinema è poter vedere dei film in anteprima, l’obbligo di un magazine è far sì che i propri lettori ne approfittino! Ecco perché a seguire troverete una breve recensione di due film che sicuramente usciranno in sala durante l’anno e che – secondo la modesta opinione di chi scrive – non dovete assolutamente perdervi! 

The Death of Stalin Di Armando Iannucci
106’ Film in Anteprima

Non fatevi scoraggiare dal titolo: questo film è una commedia! Basato su una graphic novel dei francesi Thierry Robin e Fabien Nury, The Death of Stalin ritraccia i frenetici giorni che seguirono la morte del leader dell’Unione Sovietica. Nei giorni che seguono il suo attacco cerebrale i ministri che compongono il comitato si lanciano in una lotta senza esclusione di colpi per prendere il potere, ma soprattutto per non farlo prendere agli altri, tra liste di proscrizione, riunioni del comitato, intrighi, alleanze segrete. Una fotografia estetizzante e quasi pop, un casting di altissimo livello (Steve Bushemi, Rupert Friend, Micheal Palin…) e un humor acido e dissacrante: se Inglorious bastards vi era piaciuto ci sono delle buone possibilità che The Death of Stalin vi incanti.

 

Steven Before Morrissey Di Mark Gill
94’ Film in Competizione

Il film di Mark Gill si inserisce in un filone più che canonico: quello dei biopic di artisti di successo. Il film, infatti, traccia un ritratto di Steven Patrick Morrissey durante la sua adolescenza a Manchestern negli anni ‘70, prima di diventare il leader degli Smiths. Il film è decisamente ben realizzato, gli attori ottimi e la fotografia molto bella: soprattutto, però, il film si distingue per la sceneggiatura, che ne fa un film al tempo stesso controcorrente e necessario. In un momento in cui le succes stories imperversano al cinema e i film sui giovani talenti sembrano seguire un po’ tutti lo stesso schema (il giovanotto che lavora duro non si arrende di fronte ai numerosi ostacoli e finisce per trionfare), Mark Gill si permette di raccontarci tutta un’altra storia. Steven è un adolescente timido in modo quasi patologico, presuntuoso e sprezzante, convinto del suo talento innato ma incapace di farne qualcosa. Non lavora duro per sfondare, non si impegna per vincere i propri limiti, è invidioso del successo altrui; e alla prima delusione si deprime fino a non volere più alzarsi dal letto. Un film sobrio, a tratti perfino cupo, ma ironco al tempo stesso. Uscita prevista in dicembre: non ve lo perdete!

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