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Un autunno al Musée de l’Homme

È passato un anno da quando il Musée de l’Homme, storica istituzione del panorama culturale parigino, ha riaperto i battenti, dopo un completo rinnovo durato sei anni: se ancora non avete avuto modo o tempo di andare a visitarlo, quest’autunno è il momento perfetto per farlo.

Il Musée de l’Homme: una lunga storia

Credits: Jean-François Krettly

Credits: Jean-François Krettly

Il Musée de l’Homme fu aperto nel 1937 all’interno del Palais de Chaillot a Trocadéro, con l’obiettivo di farne un luogo ove il genere umano fosse presentato nella sua diversità antropologica, storica e culturale. Istituzione amata e prestigiosa per molti anni è stato vittima, durante la presidenza di Chirac, della sottrazione di oltre 300 000 opere, che sono andate ad arricchire le collezioni del neonato Musée du Quai Branly e del Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée aperto a Marsiglia nel 2013.

Musée de l'Homme - Pavillon de tête vu du parvis des Droits de l'Homme - 2015

Credits: JC Domenech

Nel 2009 il museo, privato della parte più importante della propria collezione, chiude. Il motto della mitologica fenice, post fata resurgo, potrebbe essere iscritto sul portone di questo splendido edificio, perché – dopo sei anni di lavori intensi – il 15 ottobre 2015 il nuovo Musée de l’Homme è stato inaugurato da François Hollande. Allo stesso tempo luogo di econservazione e di esposizione, ma anche ente di ricerca e di formazione, il Musée de l’Homme è una specie di ibrido tra un museo di etnologia e un’agorà scientifica, dove il visitatore è invitato ad osservare sì i progressi, ma anche i processi della ricerca scientifica, che si espone a nudo all’occhio del pubblico.

Il nuovo Musée de l’Homme

La Galerie de l’Homme, percorso permanente del museo, è stata ripensata durante il periodo di rinnovo come una riflessione sulle tre domande che accompagnano l’umanità fin dalla nascita del pensiero: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando? Archeologia, antropologia ed etnologia si associano, in questo museo ibrido e forse per questo così affascinante, per cercare – se non di dare risposte a questi quesiti– di dare al visitatore gli strumenti necessari per continuare a porseli.

Credits: Patrick Tourneboeuf

Credits: Patrick Tourneboeuf

Accanto a questa, il Balcon des sciences è forse il luogo che più simboleggia il connubio tra esposizione e ricerca e si pone nell’ottica di un museo-laboratorio: non soltanto grazie alle frequenti esposizioni sul tema della ricerca scientifica (attualmente in corso la mostra Sur les traces de la santé) ma anche grazie ai frequenti colloqui e seminari nei quali i ricercatori del Musée de l’Homme incontrano i visitatori.

La stagione autunnale 2016/17

Se quanto detto fin’ora non fosse bastato a farvi venire voglia di salire sulla linea 9 e arrivare fino a Trocadéro (il che è ancora comprensibile), continuate a leggere per cambiare idea.

Un anno esatto dopo la sua riapertura, e fedele a quanto promesso durante la COP 21, il Musée de l’Homme dedica la sua stagione autunnale al tema delle impronte dell’uomo, lasciando spazio a artisti impegnati e a militanti della causa  ambientalista, attraverso esposizioni, incontri e proiezioni.

Opera di Frans Krajcberg Credits: JC Domenech

Ad occupare gli spazi dedicati all’arte contemporanea troverete infatti le opere di Frans Krajcberg, artista brasiliano da decenni impegnato nella lotta contro la distruzione della foresta amazonica. Le sue opere, di una bellezza selvaggia e istinitva, si presentano come un grido di dolore che la natura leva di fronte alla propria distruzione da parte dell’uomo.

A fare da pendant alle opere contemporanee di Krajcberg troviamo le fotografie di Anne de Vandière che – dal 2009 – ha raccolto in immagini e parole le testimonianze di popoli e tribù “alla fine del mondo”, per portare la sua testimonianza su quelle comunità ignorate e fragilizzate dai governi del mondo e dalla marcia della storia.

Oltre alle mostre la stagione autunnale prvede la proiezione di documentari dedicati al legame dell’uomo con la terra, e a quei popoli che possono – forse – indicare all’occidente un cammino diverso da percorrere per ritrovarlo.

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