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Breve guida agli italiani a Parigi

Quando l’uomo ha messo il primo piede sulla luna, si diceva un tempo, ci ha trovato un italiano. Cliché duro a morire… gli italiani sono dappertutto. Anche a Parigi. Soprattutto a Parigi!
Insomma, che la comunità italiana non fa che crescere lo sappiamo tutti e quante volte ci siamo resi conto, durante un aperitivo come tanti, che metà del bar parlava italiano (camerieri compresi, of course)? Il sottobosco degli italiani a Parigi, tra l’altro, è ricco e vario e sicuramente meriterebbe una ricerca antropologica di spessore; in attesa che persone più competenti di noi si occupino della questione con la serietà che essa merita, vi proponiamo qui un modesto catalogo dei tipi umani che la nostra variegata comunità comprende.

1. L’eterno amante
Non si sa come sia possibile, ma da quando nel 2011 è arrivato/a a Parigi con il trenonotte da Roma lui/lei vive in una favola. Abita in 12 mq senza finestre? E che importa, tanto a casa ci dorme soltanto! “Parigi è una festa” continua a ripetere, e tutto lo affascina: il tramonto sulla butte Montmartre è lo spettacolo più bello che possa immaginare e schiacciarsi in un vagone della metropolitana stipato è per lui una sorta di rituale quotidiano di pariginitudine.

2. Il super-integrato (ossia quello-che-ti-snobba)
Lui (ma più spesso si tratta di una lei) è nato a Lecce. O a Scandicci, o a Gioiosa Ionica. Poco importa: da quando, Erasmus tra gli Erasmus, ha posato un piede sul gallico suolo, ha deciso che per lui il Belpaese non stava più neanche sulle cartine geografiche. Il super-integrato non conosce nessun italiano a Parigi, e neppure la Coppa del Mondo riesce a intaccare la sua francesità faticosamente acquisita. I suoi amici sono principalmente gli ex compagni di Paris VIII e i suoi colleghi di lavoro. Accento quasi inesistente, lessico perfetto, il super-integrato è un camaleonte sociale, un trasformista virtuoso, che si prenderebbe a martellate un dito piuttosto che mettere piede in un bar italiano per bere un vero spritz. Quando si trova a contatto con i propri connazionali parla solo in francese, e se obbligato a parlare in italiano storpia le parole per non essere smascherato.

3. Quello che pare stipendiato dalla Ratp
Serata a casa di amici a Buzenval: si avvicina l’ora della partenza e tu, dopo aver ripreso la giacca, saluti i padroni di casa con un bacio sulla guancia. Stai già con la mano sulla maniglia quando LUI (o lei) ti blocca con la sua domanda-trabocchetto preferita: “Dimmi, dov’è che abiti?” Ignaro del pericolo rispondi spiegando dove stai andando. Grande errore. Quello-che-pare-stipendiato-dalla-Ratp, non contento di avere imparato a memoria gli itinerari di tutti gli autobus i treni e i tram della capitale, sente anche un’impellente necessità di renderti partecipe della sua scienza. Come? A colpi di: “No, non prendere la 9! La soluzione migliore è camminare fino a Nation e prendere l’11 notturno, poi cambiare a Gare de Lyon e prendere l’N1” Ma perché? Perché non vuole farti prendere la metropolitana che volevi prendere fin dall’inizio della serata? Ovviamente, quando lo vedi, hai anche diritto alle spiegazioni retroattive: “Ma come, sei venuta con l’autobus? Ma c’è la fermata della 7 qua dietro, la potevi prendere a Cadet e venivi diretta!” Attenzione: se la prima reazione è quella di lasciarlo/a blaterare senza ascoltarlo/a, rischiate di trovarvi nella spiacevole situazione del “ridimmi il percorso che ti ho detto, così vedo se te lo ricordi”. True life.

4. Quello che a breve riparte
Sono dieci anni che abita a Parigi, ma l’idea di iscriversi all’AIRE non gli è mai venuta in mente. Non ha fatto manco la tessera del Monoprix, perché si nutre unicamente del pacco di mamma e delle valigiate di roba sottovuoto che si porta da casa ogni volta che scende in Italia. Valigia che tra l’altro rimane in bella vista accanto al divano-letto perché tanto lui “a breve riparte”. È dai tempi della presidenza di Sarkozy che i suoi coinquilini lo sentono affermare con fare sicuro che “è soltanto questione di mesi, poi torno a casa”, ma ogni anno lo ritrovi alla Fête de l’Huma a bere birra e a sospirare “ancora qualche mese qua, ma quest’inverno torno in Italia!”

5. Il jetleggato
Lui/lei frequenta Parigi ma non è corretto dire che ci vive. Il jetleggato essenzialmente vive sugli aeroplani. Fa un lavoro che nessuno sa definire, ma che di solito comprende la parola manager nel descrittivo del posto, ed è obbligato a sballottarsi tra i cinque continenti di settimana in settimana. Con grande invidia dei suoi amici stanziali riesce a mandare messaggi di questo genere senza che siano uno scherzo:


6. L’opinionista
Fino a sei mesi fa abitava a Rivarolo Canavese e tutto quello che sapeva della Francia era la formazione della nazionale ai Mondiali 2006. Da quando però la ditta lo ha mandato in Île de France è convinto di aver ricevuto una tripla laurea ad honorem in scienze politiche, sociologia comparata e antropologia culturale. Ovviamente sa tutto e ha un’opinione su tutto, che si tratti di attualità francese o italiana, e – soprattutto – avrebbe una soluzione a tutti i mali del mondo. Le elezioni francesi? Te le spiega in cinque minuti. La disoccupazione? Fosse per lui esisterebbe solo nei libri di teoria economica. Nonostante abbia in testa un nuovo piano regolatore per Parigi, però, passa la maggior parte del suo tempo a scrivere post su facebook.

7. Quello che odia Parigi
“A Parigi piove sempre. I francesi sono insopportabili. La metropolitana puzza. I pomodori del supermercato fanno schifo. Ma ti pare possibile pagare 15 euro una pizza margherita?” L’odiatore è una delle specie più diffuse tra gli italiani a Parigi. Se hai la malaugurata idea di chiedergli perché non si trasferisce altrove se qua non si trova bene ti insulta per ore perché “ora, perché sono immigrato devo farmi piacere tutto, è questo che vuoi dire?”. Sempre incazzato, si commuove soltanto di fronte al pecorino sottovuoto dell’amico che a breve riparte.

8. Il blogger
Oppure quello che scrive su un sito per gli italiani a Parigi: senza ombra di dubbio sono proprio loro la peggior specie!

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