L’arte della litote, ovvero come al francese piace negare il contrario

Le figure retoriche, si sa, rendono tutto più charmant : un ossimoro qui e un’allitterazione là e la parola è subito più espressiva, le conversazioni pazzescamente immaginifiche. Senza rendersene conto, ognuno di noi utilizza quotidianamente un gran numero di figure retoriche, soprattutto se si vuole semplificare un’idea astratta o un concetto vago. E in fondo è la buffa associazione della metafora all’orale standard che da’ quel non so che ai nostri idiomi, provare per credere.

In Francia, patria di Victor Hugo, di Charles Baudelaire e culla delle « belles lettres », non si è da meno e la lista delle innumerevoli figures de style d’oltralpe è bella che estesa. Ma c’è una figura retorica che domina con particolare fervore qui, LA figura retorica immancabile nelle chiacchiere da metrò che anche tu hai sicuramente usato almeno una decina di volte da quando vivi a Parigi, bah ouais : la litote.

Per la precisione, si parla di litote quando si vuole attenuare una frase o quando si cerca di dire meno per poter sottointendere di più, ad esempio quando a chi ci chiede come stiamo rispondiamo « Non benissimo », mentre stiamo pensando che la nostra vita sta andando a rotoli.

Ebbene sì, al francese piace la negazione del contrario. E in effetti ad ogni italiano che si trovasse indirettamente immerso nelle tante e svariate espressioni metaforiche francesi e parigine non potrebbe non saltare immediatamente all’occhio – anzi all’orecchio – questa fantomatica predisposizione del francese alle frasi che affermano negando.

A cominciare dall’immancabile « Pas de souci » (nessun problema), che ha ormai spodestato il classico « Je t’en prie », passando dall’onnipresente, e sempre cool, « pourquoi pas », nella patria di Molière non si perde l’occasione di infilare un « pas » da qualche parte.

Ma perché l’utilizzo della negazione è così esteso nel francese ? Se si vuole affermare (magari anche intensamente) qualcosa perché non dirlo direttamente, anziché creare delle espressioni, certo piacevoli, che rigirano completamente il senso (apparente) di unafrase ? Molteplici sono le risposte ed è forse anche una semplice questione di diversità linguistica ciò che spinge la France ad esprimersi attraverso la litote, e a noi piace così.

Continuando nella rassegna delle litoti più conosciute, troviamo il sottilissimo « pas terrible ». Il suo significato è bizzarro, perchè intraducibile letteralmente (l’aggettivo « terrible » qui non vuol dire « terribile » ma « straordinario ») e di conseguenza il risultato di questo diffuso modo di dire rimanda al mediocre, al « non entusiasmante ». Se il date Tinder non va come ti aspettavi, un bel « pas terrible » renderà l’idea.

E chi non ha mai udito almeno un centinaio di volte alla settimana « c’est pas évident » per parlare di qualcosa di abbastanza difficile ? « c’est pas grave » per tranquillizzare chi ti ha pestato il piede proprio mentre stavi cercando di entrare sulla RER intasata di gente ? Non dimentichiamo il « c’est pas donné », spesso usato al supermercato, se hanno alzato ancora i prezzi della sauce tomate, fino al sottile « c’est pas assuré » quando un’amica ti chiede di accompagnarla al cinema ma non sai se quel week-end sarai libera.

Per finire, non è possibile non citare il tanto amato « c’est pas faux », la litote forse più buffa del francese parlato e anche la più inspiegabile visto che sarebbe ben più facile dire« c’est vrai ».

Da un punto di vista storicamente letterario, il primo esempio di litote lo si trova in un testo teatrale, « Le Cid » di Pierre Corneille. Il famoso drammaturgo a servizio di Luigi XIII– siamo nel 17e secolo – fa parlare così all’eroina Chimène che si rivolge a Rodrigo, fidanzato indomito e valoroso : « Va, je ne te hais point », tradotto letteralmente in « Dai su, io non ti odio ». E il risultato è ben stonato alle orecchie della generazione di oggi, che si potrebbe domandare perché diavolo non dire direttamente « ti amo » al giovane Rodrigo implorante la mano della Chimène… Ma tant’è ! ciò dimostra quanto il francese sia una lingua predisposta alla figura retorica della litote.

Insomma, si deduce che la questione della grande diffusione della litote in Francia è soprattutto prettamente linguistica, perchè dettata dalla particolare costruzione sintattica della ben nota doppia negazione « ne…pas ». Poi non è escluso che all’origine di questo modo di dire ci sia stato qualcuno che, stufo della ridondante faccenda di negare due volte, si sia detto un giorno « beh, se ogni volta che dico un no devo metterci due parole (ne/pas appunto) tanto vale aggiungerne una terza ! » da cui i famosi « c’est pas faux, c’est pas évident, pas sûr, il n’y a pas de problème, pourquoi pas ?! » e chi più ne ha più ne metta.

Scherzi a parte, le ipotesi dell’origine del « litotismo » francese sono molteplici e le soluzioni svariate. Possiamo per lo meno constatare che, in fondo, interrogarsi su questo tipo di usi e costumi linguistici forse « n’est pas inintéressant ».

Chiudendo il discorso con una magica doppia litote, viva i “No” pronunciati a gran voce !

 

 

Foto di copertina di Lucas Hoang su Unsplash

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Dal 2013, Italiani a Parigi.

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