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Mangiare biologico a Parigi

Lo so lo so, dopo questo articolo mi farò senza dubbio dare della bobo di turno, che beve solo the equo e solidale in tazze di terracotta fabbricate da una cooperativa di artigiane boliviane. Ma… No. Semplicemente, il mio amore sconfinato per il cibo e la cucina (che supera di gran lunga quello per qualunque mia altra passione) mi ha spinto, nel corso degli anni che ho vissuto a Parigi, alla ricerca di buoni prodotti. Insomma, pochi sofismi: a me piace mangiare e ancora di più piace cucinare, e con quei cazzo di pomodori che non sanno di pomodoro o quelle zucchine scure e amare che vendono nei supermercati francesi mi veniva da piangere ogni volta che mi avvicinavo ai fornelli. Se a questo aggiungete un minimo di coscienza ecologica che credo tutti sviluppiamo (o almeno dovremmo sviluppare) nell’arco della nostra vita, e la nostalgia per la campagna toscana da cui provengo ecco spiegata la ragione per la quale mi sono appassionata ai mille modi di consumare biologico e magari un po’ più responsabile che si possono trovare qui a Parigi. In questo articolo troverete un po’ di spunti di riflessione e qualche indirizzo, ma cela va de soi, quando si parla di consumi, e a maggior ragione di sostenibilità e di prodotti biologici l’attenzione non è mai troppa, per cui… leggete le etichette e – soprattutto – usate il buon senso: davvero in novembre avete voglia di ciliegie coltivate in Cile?!?

I marchi certificati del biologico

Innanzi tutto: come si riconoscono i prodotti biologici? Ok, ok, questa era facile! I prodotti biologici si riconoscono dal marchio del biologico. Il marchio ufficiale dei prodotti biologici in Francia è questo:

AB

Si tratta dell’acronimo di Agriculture biologique ed è proprietà del ministero francese dell’Agricoltura, che autorizza una decina di organismi di controllo a concedere il marchio ai prodotti che rispettano la carta etica dell’Agence française pour le développement et la promotion de l’agriculture biologique. Da diversi annetti i criteri da rispettare sono stati allineati con quelli del marchio europeo per l’agricoltura biologica, più “lassisti” rispetto agli standard originali del label AB. Questo è il simbolo del marchio europeo del biologico: a lungo andare sarà questo logo a rimpiazzare il precedente, anche sui prodotti francesi. Sappiate soltanto che attualemente questi due marchi si equivalgono in termini di criteri da rispettare per i produttori. Sul sito ufficiale dell’UE troverete tutte le informazioni relative ai controlli dell’agricoltura bio.

bio eu

Ma non è finita qui. Ecco qui un altro logo che potreste avvistare sulla vostra confezione di pomodori pelati.

biocoherenceSi tratta di un label « privato » nato intorno al 2010, in polemica con l’adozione da parte del label francese dei criteri europei (che, tra l’altro, tollerano tracce eventuali di OGM, a differenza della carta etica originale dell’Agricolture biologique). Per così dire siamo di fronte al non plus ultra del bio: al momento di adottare le nuove regole europee un gruppo di produttori, trasformatori e distributori ha deciso di costituirsi in associazione per creare un marchio di qualità biologica le cui regole fossero più rigide rispetto a quelle dell’AB. In particolare, i prodotti certificati dal marchio Bio Coherence provengono al 100% da produttori francesi, mentre gli altri marchi certificano prodotti che possono venire da tutto il mondo (con i relativi problemi di inquinamento legati al trasporto).

I supermercati di prodotti biologici

Nonostante anche nei supermercati “tradizionali” si trovino sempre più prodotti certificati biologici (e non ho alcuna intenzione di iniziare qui una polemica relativa al cosiddetto “biologico industriale”), uno dei maggiori canali di distribuzione del biologico in Francia è costituito dai “supermarché bio”. Le grandi insegne della distribuzione bio a Parigi sono Naturalia, La Vie Claire, Biocoop, Bio’c’Bon e le Nouveaux Robinson. Il lato positivo di questi punti vendita è di riunire (come nei supermecati tradizionali) prodotti alimentari (spesso locali) e non (detersivi, cosmetici…) e di avere prezzi abbastanza accessibili (anche se, ovviamente, più alti rispetto alla grande distribuzione classica.)

I mercati alimentari

Ah, il mercato! Cosa c’è di meglio che passeggiare tra i banchi rigurgitanti di bontà, scambiare due chiacchiere con gli ortolani e tornarsene a casa con la sporta piena di frutta e verdura di stagione? Ecco qua, per non farvi mancare niente, la lista dei mercati biologici della capitale! Attenzione però: soprattutto i mercati integralmente bio, va detto, hanno dei prezzi da far rizzare in testa tutti i capelli, purtroppo!

Mercati biologici al 100%Marche_Bio

Marché Bio du Boulevard des Batignolles  (Parigi 17, sabato mattina)

Marché Bio Place Constantin-Brancusi  (Parigi 14, sabato mattina)

Marché Bio du Boulevard Raspail  (Parigi 6, domenica mattina)

Mercati parzialmente biologici

Marché du Boulevard Richard Lenoir  (Parigi 11, domenica mattina)

Marché Cour de Vincennes  (Parigi 12, sabato mattina)

Marché rue Saint Charles  (Parigi 15, venerdì mattina)

Marché de la Place de la Réunion  (Parigi 20, domenica mattina)

 I “panieri” biologici

Questa è veramente un po’ la moda del momento, lo ammetto. Però se per una volta moda fa rima con sostenibilità e impegno… Ma ben venga anche la moda, dico io! Il concetto è semplice: ricevere ogni settimana, o solo quando si passa un ordine, un “paniere” di frutta e verdura biologica. Come? Si ordina in qualche clic la quantità desiderata e si ricevere a casa, o nel negozio biologico più vicino, l’amato bene biologico, a prezzi più bassi rispetto alla distribuzione classica del bio. A proporre questo tipo di servizio sono molti gruppi diversi, non tutti rispettosi dell’ambiente allo stesso modo, purtroppo. Per questo, l’ideale è confrontare diverse soluzioni: questa pagina propone un comparatore di panieri biologici: più facile di così!

Le AMAP

amapE poi ci sono loro, le AMAP: Association pour le maintien d’une agriculture paysanne. La scelta engagée. Non soltanto si acquista (spesso) biologico e a kilometri zero, ma ci si impegna per un anno con un produttore in un rapporto di “fiducia”. I consumatori, infatti, firmano un contratto che dura tutta una stagione per l’acquisto settimanale dei prodotti di un singolo produttore. In pratica è un po’ come se un’associazione “adottasse” un produttore agricolo: per i consumatori il vantaggio è la certezza della provenienza e un prezzo calcolato in modo da essere equo per entrambe le parti. Al tempo stesso questo sistema permette al contadino di sapere in anticipo quanto produrre e di restare indipendente rispetto alla distribuzione classica. Sinceramente le regole rigide che spesso (almeno, laddove mi sono informata io) accompagnano l’iscrizione ad un’AMAP (un giorno ed orario fisso per ritirare i prodotti, un minimo di acquisto che per chi vive solo rischia di essere un po’ alto…) mi hanno sempre scoraggiato dal farlo. Ma per chi volesse tentare l’esperienza ecco il sito per trovare le AMAP più vicine a casa vostra!

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